
Il Messaggero (A. Angeloni) – Primo problema: Totti non corre, è un peso. Secondo problema: il contratto di Totti non è rinnovabile. Terzo problema: se il centravanti forte non arriva, colpa di Totti. Cominciamo dal primo. Se uno non corre è un problema sempre, per qualsiasi squadra. Se poi in una squadra soltanto due o tre hanno lo sprint giusto, allora il problema non può essere uno solo. Totti, vista l’età, non garantisce più vigore atletico ma tecnica, intelligenza e ha bisogno che intorno stiano tutti bene, come lo scorso anno per intenderci. È evidente che quest’anno non è così. Quindi? Perché se la Roma perde è colpa di Totti? Perché se esce Totti e la Roma migliora, si fa la corsa a sostenere – dai telecronisti in giù – che il problema fosse proprio lui? Un conto è evidenziare un cambiamento tattico, figlio della cronaca, altro è accanirsi. Francesco, ovviamente, avrà le sue responsabilità ma, a quanto pare, è in buona compagnia. A Roma ne abbiamo visti di scaricati illustri, specie dalle società: se non servi, partono i messaggi trasversali, che vengono prontamente recepiti e innescati. Totti non è quello di prima, ma merita un finale onorevole, non da sopportato.
PORTATE UNA PUNTA – Poi c’è la leggenda metropolitana: Totti non vuole un attaccante che giochi al suo posto. Leggenda, appunto. L’anno dello scudetto di bomber ce n’erano addirittura due, Batistuta e Montella. E quando si trattava Mutu? Lui stesso, non andrebbe detto, partecipò attivamente alla trattativa per portarlo a Roma. In Olanda, alla vigilia della partita con il Feyenoord, ha anche ribadito proprio questi concetti. Due, a questo punto, sono le cose: o Totti mente e lo ha sempre fatto, oppure questa è la solita scusa per non comprarlo questo benedetto centravanti. Ma non un bomber qualsiasi, un bomber reale. Poi, Totti, farà il capitano non giocatore. A gettone.