
Le sei pagine con cui il Comune si dice «non favorevole» all’impianto di Tor di Valle si sommano al parere negativo della Città Metropolitana (sempre a conduzione pentastellata) e riservano una bocciatura quasi totale all’iniziativa del presidente romanista James Pallotta e del costruttore Luca Parnasi. Sicurezza stradale e idraulica, viabilità e trasporti pubblici, «carenza documentale»: la stroncatura pesa. Ma lascia comunque aperto uno spiraglio. E ristabilisce le distanze tra le parti.Da una parte ecco il Comune, con il coltello dalla parte del manico e fermo sull’idea che lo stadio si possa costruire solo rispettando il piano regolatore. Tagliando, quindi, le torri di Liebeskind. Dall’altra la Roma, disposta a trattare ma consapevole di essere stata messa davanti a un aut aut: o si segue la linea dell’assessore all’Urbanistica Berdini, modificando business plan e cubature, oppure il Colosseo bis rimarrà solo su carta.
In ogni caso, la decisione finale su Tor di Valle sarà nota entro il 3 marzo, giorno di chiusura di una conferenza dei servizi che, come ricorda l’assessore regionale all’Urbanistica Michele Civita, «deve valutare solo i pareri unici che i vari enti trasmettono. Il resto sono ipotesi senza valore». Per riuscire nel miracolo, entro quella data Roma e Parnasi dovrebbero prima di tutto risolvere le 42 criticità. Poi la giunta Raggi — condizionata dalla bufera giudiziaria che soffia sul Campidoglio — dovrebbe stabilire la variante al Prg da far approvare in consiglio comunale.Mission impossibile? Club e costruttore conservano ancora «la fiducia che le istituzioni coinvolte non vorranno lasciarsi sfuggire un investimento per la città da 1,6 miliardi di euro». E dal Comune filtra ottimismo: «Ci sono i margini per concludere positivamente la procedura». Via all’ultima trattativa.