Finisce come a ottobre. Persino peggio, forse. Una parte della curva Nord, dopo aver abbracciato a distanza Reja, invoca anche il tecnico avversario: “Luis Enrique, Luis Enrique”, è un coro che si ascolta nitidamente, quando sugli spalti ci sono solo i laziali festanti. Inevitabile che il volto dell’asturiano si pieghi in un’espressione da tragedia greca.
Eppure, l’asturiano rigetta l’idea di una stagione fallimentare: “Credo di aver meritato di finire la stagione solo per quello che ho fatto fino a ora. Ma per me è importante quello che pensa la società e i tifosi, non voglio essere un allenatore che non piace a queste due componenti. Il risultato è uno schifo, ma ho visto cose interessanti e non ho nulla da rimproverare alla mia squadra”. La stagione della Roma, però, a 10 punti dal terzo posto è virtualmente finita. Ma non ditelo a Luis: “Dobbiamo rialzarci di nuovo, vedere che succede in queste 12 partite e vedere dove saremo arrivati a fine stagione. Questa partita poteva inserirci nuovamente tra i candidati al terzo posto, ora è difficile. Ma finché possiamo dobbiamo provarci”.
Se Luis Enrique prova a salvare il salvabile, De Rossi non trova motivi per sorridere. Anzi: l’amarezza per il secondo derby perso in fila (non succedeva da 14 anni), esplode in una critica durissima al “progetto” estivo della Roma americana. “Bisognerà buttare dentro qualche campione per far crescere il livello di esperienza di questa squadra”. Un chiaro riferimento alla campagna acquisti improntata sui giovani di Baldini e Sabatini. Duro, De Rossi. Perché se conferma di aver firmato “a prescindere dal progetto”, Daniele vorrebbe una Roma capace di vincere da subito: “Basta guardare quello che ha fatto ieri il Milan. Ma non dico che si debba comprare Ibra”. Neanche José Angel, verrebbe da dire. Ma la delusione di De Rossi ha forza e voce: “Deludente perdere due derby e anche trovarsi a 10 punti dal terzo posto. Arbitro? Se vuole si farà sentire la società. Nella stagione del 2008, in cui ho visto cose vergognose, oggi l’arbitro può aver sbagliato su Biava, ma non mi è sembrato a quel, livello”. poi, la chiosa più dolorosa: “La Lazio è più squadra di noi”. Il campo, non mente.
Repubblica.it – Matteo Pinci