Mancini è sempre più un leader della Roma. Il suo contratto è pronto, manca soltanto il via libera di Dan Friedkin dopo il “blocco”.
Corriere dello Sport (L.Scalia) – L’accordo è nel cassetto. Chiuso e sigillato. Gianluca Mancini ha già detto sì alla Roma per il resto della sua vita calcistica. Non è un mistero: è tutto fatto per il prolungamento fino al 2030 del difensore (circa 3,5 milioni a stagione), ma l’affare è rimasto in qualche modo “congelato” a causa della crisi interna deflagrata a Trigoria nelle ultime settimane.
Sembra solo questione di tempo, poi arriverà l’ufficialità. Adesso dipende solo dai Friedkin, che devono dare il via libera a un’operazione logica per ciò che rappresenta Mancini per la Roma, sia in campo che dentro lo spogliatoio. Gianluca, infatti, è apprezzato da Gasperini, che tra l’altro lo ha svezzato da giovanissimo all’Atalanta.L’allenatore lo considera un leader assoluto, un interprete ideale per il gioco che ha in mente. Il rinnovo dell’attuale contratto (in scadenza nel 2027) è fondamentale per non ritrovarsi con l’acqua alla gola tra pochi mesi, quando si paleserà inevitabilmente il rischio di perderlo a parametro zero. Senza contare che si creerebbe altra incertezza, un po’ come sta accadendo con Dybala e Pellegrini, che comunque hanno stipendi più pesanti.
Ma non è solo una questione di soldi, regole e scadenze. Perché Mancio è un ingranaggio importante di questa Roma che insegue un posto in Champions. Il suo attaccamento alla maglia non è mai stato messo in discussione. Lui è il condottiero che si fa sentire, con i fatti e con le parole, in stile Materazzi, il suo idolo da sempre (anche alla luce del numero 23). Di più. È sempre l’ultimo ad alzare bandiera bianca. In passato ha giocato stringendo i denti, venendo tra l’altro definito “bandito” da Mourinho. In passato è sceso in campo imbottito di antidolorifici, andando oltre il dolore fisico, con la maschera protettiva o bendato. Dove il giocatore comune si ferma, lui accelera: questa caratteristica fa parte del suo carattere esuberante.
Il calcio sa scrivere storie dal sapore particolare. Mancini, infatti, è entrato nella storia della Roma lunedì segnando contro la Fiorentina, la squadra che rappresenta uno step importante del suo percorso personale, quella dove è cresciuto e ha mosso i primi passi fino alla Primavera. Con quel gol ai viola ha raggiunto quota 21 reti in giallorosso, diventando il difensore centrale più prolifico di sempre e staccando una leggenda come Aldair. Davanti a lui, calcolando anche i terzini, c’è soltanto Panucci, lassù sul trono con 31 gol realizzati. In caso di rinnovo, non è impossibile che Gianluca riesca ad agganciare e superare anche l’esterno dell’era Capello. Il motivo? Teoricamente ha in canna almeno 5 gol a stagione.
Mentre l’annata si avvia verso le battute finali e i verdetti definitivi, la voce di Mancini è rimasta sempre lucida: «Champions? Ci crediamo, ma non dipende solo da noi – ha detto dopo il triplice fischio di Roma-Fiorentina – Di certo vogliamo finire la stagione nel migliore dei modi, allenandoci forte per non avere rimpianti. Se è più facile riprendere il Milan o la Juventus? Ripeto, non guardo troppo le altre. L’importante è non sbagliare noi come squadra, poi vedremo. La corsa va fatta su noi stessi». Traduzione: Gianluca vuole tre vittorie, nove punti tra Parma, derby e Verona. Per non lasciare nulla al caso.