Non è la prima, forse non sarà nemmeno l’ultima. Luis Enrique è quello delle prese di posizioni estreme, la squadra le subisce, cade, crolla. Come spiazzata, disorientata. E la maggior parte delle volte non fa risultato. La decisione esemplare viene mal assorbita. Non carica, smonta. I risultati – sostiene il tecnico spagnolo e con lui una buona parte della dirigenza – arriveranno a lungo termine. Non resta che aspettare. Fin ora i precedenti sono allarmanti. Luis Enrique è stato chiaro fin dal primo giorno di ritiro: ci sono regole, poche, ma dovranno essere rispettate da tutti. Conta il gruppo, non i singoli. Se uno sgarra, viene punito. Totti e Borriello non si allenano come dovrebbero?
La squadra non riceve il messaggio positivo, quello che tutti sono uguali davanti alle regole, puoi chiamarti Totti, De Rossi, Osvaldo o Ciciretti, ma va in trance. Spessissimo. Al Franchi uno dei momenti più bassi della stagione, sconfitta pesante, tre espulsi (Juan, Gago e Bojan) per mano dell’arbitro Damato, proprio lui, quello di Bergamo. Tre a Firenze, due domenica: cinque rossi in tutto. Zero punti per la Roma, con due casi, Osvaldo e De Rossi che fanno da comun denominatore. E domenica a Bergamo, Luis ha redarguito pesantemente la squadra nell’intervallo, proprio per gli eccessi di nervosismo e scollamento. Le regole vengono rispettate, e su questo non ci sono dubbi. Ma la squadra, o molti componenti di questa, pensano che certe regole, siano sbagliate. Un pugno diventa uguale a un ritardo. C’è qualcosa che non quadra. Perrotta e altri senatori hanno chiesto a Luis Enrique di chiudere un occhio per De Rossi, stessa cosa fu fatta per Osvaldo all’epoca, non solo da loro due. Segno che certe cose non vengono recepite e capite al cento per cento. Quelle scelte, seppur coerenti, fanno arrabbiare un po’ tutti, dai diretti interessati in giù, compresi i tifosi che sono neri, perché non vedono penalizzati i singoli giocatori, ma la Roma tutta.
Se poi anche un dirigente, un uomo di campo come Walter Sabatini, nota come la squadra sia disorientata dopo questi episodi, allora forse c’è da rivedere qualcosa nell’applicazione del regolamento, per ora indigesto. «De Rossi oltre a essere un grandissimo calciatore della Roma è uno che non commette errori di questo tipo – spiega il ds della Roma a Radio anch’io lo sport – È un giocatore ineccepibile. Il valore che Luis Enrique ha dato a questo ritardo è simbolico: il ritardo a ridosso della partita lo ha considerato una grave superficialità, una maniera di approcciare la partita in modo superficiale». Certo l’assenza del centrocampista ha avuto un peso anche poi sull’esito finale della gara. «Siamo andati in sofferenza e abbiamo pagato dazio. Noi però accettiamo questo sistema di valori. Da noi non c’è sistema khomeinista, anzi è molto liberale, noi non facciamo ritiri e questo piace alla squadra, ma non ci sono deroghe. Kjaer? Nessun problema tra loro due, per lui è stata scelta tecnica. Passiamo da una gara equilibrata a una come quella di Bergamo, ci stiamo consegnando alla mediocrità, ma non dobbiamo accettare questo pensiero. Purtroppo la partita con l’Atalanta è uno spartiacque negativo».
Il Messaggero – Alessandro Angeloni