
La Gazzetta dello Sport (A. Catapano) – Un omicida in lettiga. Una madre che non crede ai propri occhi e, qualche istante dopo, alle proprie orecchie. Una compagnia di parenti ultrà che applaude l’omicida al suo arrivo. Grida. Incita. «Forza Daniele». E così un’aula di tribunale diventa la curva di uno stadio. L’avvocato difensore, Tommaso Politi, smentisce: «Sono state solo piccole frasi di incoraggiamento per una persona alle prese con una drammatica vicenda giudiziaria». Sarà, ma la sensazione sgradevole resta. Si va comunque avanti. Antonella Leardi, che ogni giorno convive col dramma — indipendente da cosa sia accaduto prima degli spari, resta un’immensa tragedia — di aver perso un figlio di 29 anni uscito di casa per andare a vedere una partita di calcio, è piuttosto scossa. Non aveva mai incontrato prima l’assassino — anche qui, indipendentemente dal perché abbia premuto il grilletto, è lui ad aver sparato — di Ciro. Non ne aveva mai incrociato lo sguardo. E quando è avvenuto, ieri mattina, nell’aula 6 della Palazzina A del Tribunale di Roma, è stato traumatico. Anzi, «doloroso — spiega la signora Leardi con una metafora —, dello stesso dolore che si prova durante un parto, quando l’ostetrica ti prende il figlio appena nato. Seguirò tutto il processo — annuncia —, fin dalla prima udienza: lo devo a mio figlio».
INTANTO GENNY Per un curioso scherzo del calendario del tribunale di Roma, oggi il celeberrimo Genny ‘a Carogna comparirà davanti al giudice Cinzia Parasporo, che potrebbe condannarlo per i reati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e di esposizione di materiale incitante alla violenza. Così almeno il primo capitolo di quel maledetto Napoli-Fiorentina sarà chiuso.