In seconda battuta, i dati più tecnici. Quanti «buchi» dovranno essere fatti per giungere ad un’analisi del sottosuolo che renda attendibili poi i calcoli strutturali dei progetti definitivi? Il dato è fondamentale per cercare di ipotizzare una tempistica quanto più attendibile nell’esecuzione dei sondaggi. La superficie interessata dall’intero intervento è di oltre 108 ettari, cioè circa 1 milione e 85mila metri quadri. Di questi, 547mila metri quadri di Eurnova, 86mila pubblici e 451mila di privati (quasi tutti di società del Gruppo Armellini) che saranno «assoggettati ad esproprio», come si legge nella delibera del Campidoglio. È chiaro che tra i 108 ettari sono comprese anche le aree a verde che, non prevedendo edificazioni, non necessitano di sondaggi geologici. Ma, sempre stando alle carte ufficiali del Comune, la superficie interessata da edificazioni (Stadio e Business Park) è pari a 38 ettari e mezzo. A questi, vanno sommati anche gli interventi sulle strade, i ponti, gli svincoli, la metropolitana e i parcheggi (non quantificati in delibera): tutte aree sulle quali devono essere rispettate le norme vigenti in materia antisismica e, quindi, oggetto di sondaggi.
Vero è che i proponenti possono portare i progetti definitivi delle opere private anche in un secondo momento, ma appare poco credibile che si rimandino i sondaggi delle private. In sostanza, quindi, pur «scremando» le aree verdi, e utilizzando anche la bibliografia di precedenti sondaggi (di cui, però, occorre comunque verificare l’attuale rispondenza alle norme in vigore), non sono pochi i «buchi» che le trivelle dovranno scavare. In media, una macchina effettua uno/due sondaggi al giorno, alla profondità media di 50 metri. La «maglia» su cui si opera è di un «buco» ogni 50 metri.
Inoltre, va considerato anche un altro fattore di potenziali rallentamenti nella fase sondaggi: non tutti i terreni sono nelle disponibilità dei proponenti. Lo sono, come sottolineato dalla delibera del Campidoglio sul pubblico interesse, solo quelli di proprietà di Parnasi e quelli di proprietà pubblica. Il 41,6% delle aree oggetto dell’intervento è di altri soggetti e, qualora non si giunga ad un accordo bonario fra le parti, si potrebbe rendere necessario ottenere l’«accesso» alle aree in questione. E questo potrebbe aprire la strada anche a quei ricorsi al Tar, ad oggi ancora non percorsi se non da un unico ricorrente che si è visto rigettare la richiesta di sospensiva, poiché le procedure di esproprio ancora non sono iniziate.
È quindi anche in base al numero delle trivelle in funzione – dato non ancora diffuso – che si può prevedere una tempistica attendibile. A fine aprile è previsto il prossimo aggiornamento sullo stato dei lavori tra Pallotta e il sindaco Marino, mentre Pannes ha già programmato un nuovo blitz nella Capitale.
Il Tempo (F. Magliaro)
