Si vincono le partite con l’umanità? Fa onore a Luis Enrique che dalla sua conoscenza i giocatori abbiano tratto, appunto, “grande umanità”. L’uomo, lo hanno celebrato tutti: da Totti a Bojan, ovviamente De Rossi. “Come era umano lui”, un coro unanime. Perché Luis è stato un “puro”, e lo è stato con tutti. Celebre, in questo senso, una delle ultime frasi lasciate ai posteri: “Se tengo fuori Totti o De Rossi, succede l’inferno. Perché non succede con Curci?”. L’allenatore, invece, lo hanno capito di meno, qualcuno per niente. Pure qui, emblematico il racconto di De Rossi: “Quando abbiamo capito che il possesso palla non ci portava da nessuna parte, abbiamo pensato a qualche correttivo”. Tradotto: hanno fatto come gli pareva. Ma nemmeno il libero arbitrio li ha portati da qualche parte, anzi da quel punto la squadra ha perso pure l’identità.
Ma quante concessioni – A proposito di pesi, l’avventura di Luis Enrique è partita con “trabajo y sudor”. Lo ha ricordato anche lui, in una delle ultime conferenze. “A Brunico i tifosi mi urlavano di far correre i calciatori”. Poi, però, “si sono scandalizzati la prima volta che ho sostituito Totti…”. Luis Enrique voleva essere un hombre vertical fino in fondo, ma pure lui ad un certo punto ha dovuto accettare qualche compromesso: orari degli allenamenti su misura dei desiderata dei calciatori, ritiri aboliti, trasferte in giornata per non farli stare troppo lontani da casa. Tante e tali concessioni per responsabilizzarli che alla fine, vedendoli in campo e ascoltandoli parlare, sono rimasti due grandi dubbi: se la meritavano tutta quella libertà? E se non l’avessero avuta, avrebbe parlato così bene del loro allenatore? Mica facile per chi arriverà. Montella, almeno, c’è già passato.
La Gazzetta dello Sport – Alessandro Catapano