Un sogno, quello di Marquinho, prossimo dall’avverarsi: “La mia principale volontà è quella di restare in Italia e misurarmi con la serie A. Ho anche venduto la mia casa di Rio. Quando credo in una cosa, lo faccio fino alla fine e non credo che andrà male”. Sui tempi del suo ritorno a Roma: “Ho trascorso tre giorni in Italia, dormendo cinque ore – spiega il brasiliano a globoesporte – Ho fatto le visite mediche, risolto i problemi burocratici del contratto e sono tornato in Brasile per prendere il visto di lavoro. Mi avevano dato appuntamento per il 12 aprile ma poi abbiamo parlato con il console e spiegato la situazione: sarà tutto risolto a ore (oggi, ndc). Vorrei essere allo stadio già per vedere la gara con l’Inter. L’esordio? Mi sto allenando con un preparatore fisico. Se riesco ad arrivare a Roma nel weekend, penso che una settimana sarà sufficiente per essere a disposizione del tecnico”. […] Ha parlato Luis Enrique, ma hanno parlato anche i “senatori” che hanno chiesto e ottenuto di potersi chiudere da soli nello spogliatoio, senza staff tecnico. Il day after di Trigoria, dopo la pesante sconfitta di Cagliari, la settima in campionato su 20 partite e la nona stagionale comprese le Coppe, è stato l’occasione per i chiarimenti. Luis Enrique ha chiesto ai suoi giocatori come sia possibile vedere una squadra capace di recuperare lo svantaggio iniziale e poi un’altra che butta tutto al vento. Mancanza di concentrazione, errori individuali ma anche di reparto. E, soprattutto, la perdita della dote principale, che aveva portato alle cinque vittorie consecutive: difendersi un 11 e attaccare in 11.
Finora hanno tutti difeso il “progetto”, ma trovarsi a inizio febbraio fuori dalla Coppa Italia, dall’Europa League e con la zona Champions League lontana dieci punti va oltre le più pessimistiche previsioni.
Si è allargata la “fetta” di tifosi che non ha più fiducia nelle scelte di Luis Enrique, anche se la società ha sempre difeso il lavoro dell’asturiano. Ma è diminuita la comprensione anche per le scelte dei dirigenti, da Baldini a Sabatini. Nel mirino c’è un mercato che ha portato Marquinho e fatto andar via Borriello e Pizarro. La altre si sono rafforzate— la tesi — e la Roma si è indebolita. Poco convincente anche la sovraesposizione mediatica di molti dirigenti. “Bisognava soltanto chiedere scusa ai tifosi”, è stato il ritornello che si è propagato tra radio private e social network. Quella di Cagliari è stata una sconfitta difficile da digerire perché l’avversario era assolutamente alla portata e perché la Roma sembra aver smarrito quella concentrazione assoluta che è necessaria nel campionato italiano. Tanto più quando ti vengono concesse lunghe vacanze natalizie, l’abolizione dei ritiri prepartita, i viaggi in giornata in occasione delle trasferte più vicine per avere più tempo da passare in famiglia e persino feste notturne nei giorni liberi dati per riposare.
Corriere della Sera – Luca Valdiserri