CORRIERE DELLO SPORT (Giorgio Marota) – I romanisti (e non solo loro) continuano a chiedersi per quale assurda ragione uno come Mile Svilar, tra i migliori portieri d’Europa, non trovi posto in nessuna lista dei convocati. In Italia para che è una bellezza, con il 78,9% di interventi positivi (nessuno ha fatto meglio) e 88 respinte: più di lui soltanto Muric, Audero, Caprile, Carnesecchi e Provedel. Tuttavia, a pochi mesi dal Mondiale, si trova in un limbo dal quale non sembra esserci via d’uscita e in cui persino un pool di legali sta faticando a trovare uno spiraglio.
Tutto nasce dai 45 minuti giocati da Svilar con la Serbia, il primo settembre del 2021, contro il Qatar in un’amichevole, tra l’altro subentrando nella ripresa al titolare Rajković. L’estremo difensore giallorosso aveva svolto l’intera trafila delle giovanili con il Belgio fino all’Under 21, lui che è nato e cresciuto ad Anversa passando dai vivai di Beerschot, GBA e Anderlecht.A suggerirgli la scelta in controtendenza fu suo padre, Ratko, ex portiere protagonista di nove partite con la vecchia Jugoslavia. Serbo lui, dunque passaporto serbo al figlio (belga). A un certo punto il ragazzo deve aver sentito di tradire le proprie origini, così ha comunicato la sua volontà di accettare solamente chiamate dalla prima madre patria. Solo che le regole, almeno formalmente, glielo impedirebbero.
Il regolamento Fifa è cambiato nel 2020: un tempo bastava una presenza in competizioni ufficiali per “bloccare” a vita qualsiasi velleità di cambiamento. Da sei anni, invece, switchare è più semplice: è necessario che il calciatore fosse in possesso del passaporto del Paese che vuole rappresentare già mentre scendeva in campo con l’altro, che l’atleta non abbia disputato più di tre gare, di cui nessuna in competizioni mondiali o continentali e che siano passati almeno tre anni dalla sfida contestata.
Il nodo, in questa fattispecie, riguarda la data del compleanno: l’ultimo punto del regolamento riguarda infatti l’impedimento per chi ha superato i 21 anni e Svilar, quell’1 settembre del 2021, ne aveva compiuti 22 da quattro giorni. Da mesi un gruppo di avvocati sta chiedendo alla Fifa di prevedere una deroga per i casi “alla Svilar”, nato in Belgio, passato dalle giovanili dei Red Devils, in possesso di tutti i requisiti ma “condannato” all’esilio per 96 ore appena.