Non si gioca, tornate a casa. Lo dice lo speaker di San Siro, quando manca poco ormai alle 18, orario fissato per Milan-Genoa: «La partita è sospesa per lutto». I tifosi sono già in tribuna, molti applaudono, qualcuno fischia Giancarlo Abete, presidente della Figc, ha deciso: niente calcio nel week end, né in serie A, né negli altri campionati, fino ai dilettanti, tutto chiuso per lutto. Si farà una giornata in più mercoledì 25 aprile, di pomeriggio, il turno saltato ieri e oggi slitterà al prossimo week end, e così via. Una decisione clamorosa. L’Uefa non aveva fermato la Champions neppure I’ 11 settembre 2001. In Spagna si era giocata la Liga dopo la strage nella metropolitana di Atocha. In Italia, il calcio si era fermato per la morte di Raciti, ma mai era successo per una tragedia in diretta, sul campo.
Il capo della polizia, Antonio Manganelli, condivide la decisione di Abete, così come il n.1 della Lega di B, Andrea Abodi. “Giusto e doveroso», ha definito lo stop lo stesso Pozzo. ma non tutti i presidenti di A sono d’accordo. Solo Zamparini, patron del Palermo, lo dice apertamente: «Si doveva giocare: sarebbe stata la vittoria della vita contro la morte». Altri avrebbero voluto giocare oggi (domenica): tutte le partite alle 15. E pazienza se stavolta le (pay) tv non sarebbero state contente. Ma è una scelta, questa, che non è stata mai presa in considerazione da Abete (e nemmeno dal Coni). Ma all’interno del calcio questa scelta così forte lascia qualche perplessità. Mentre la Figc si vede costretta a rinunciare anche allo stage della Nazionale, in preparazione agli Europei: era in programma a Coverciano il 23 e 24 aprile. Non se ne fa nulla. C’è il campionato.
La Repubblica – F. Bianchi