Dalla frenata primaverile alle tensioni tra Gasperini e Ranieri: la Roma resta sospesa tra ambizioni Champions e un futuro ancora da definire.
PAGINE ROMANISTE (Andrea Di Geronimo) – “Maledetta primavera”, cantava Loretta Goggi nel 1981 sul palco del Festival di Sanremo. Un motivo diventato un classico della musica italiana e persino del repertorio della tifoseria della Roma, che l’ha riadattato fino a trasformarlo in uno dei suoi cori cult. Oggi, però, quel titolo pare descrivere perfettamente il momento della squadra di Gian Piero Gasperini, che proprio nei mesi primaverili ha cominciato a perdere slancio.
Un calo che ha complicato la scalata al quarto posto
Da marzo in poi il passo di Cristante e compagni si è fatto incerto, i risultati meno costanti. Dal 3-3 subìto in extremis con la Juventus, i giallorossi hanno infatti incassato le sconfitte di Genova e Como e la débâcle contro l’Inter, intervallate dai successi, tutto sommato prevedibili, su Lecce e Pisa. Ultimo, in ordine cronologico, l’1-1 interno al cospetto dell’Atalanta. Dunque, otto punti in sette gare. Troppo poco. Giornata dopo giornata, quindi, le speranze Champions hanno iniziato ad affievolirsi, sebbene non siano completamente svanite. Almeno nei proclami.L’allenatore di Grugliasco ha continuato a mostrare fiducia ricordando come il primo obiettivo sia sì conquistare l’Europa League, ma che sul quarto posto nulla sia comunque deciso. Perché, a suo giudizio, c’è un clima diverso, lo spogliatoio è in salute e può ancora accadere qualsiasi cosa in questo finale di campionato. Un mantra. Più un richiamo alla tenuta mentale che alla classifica, che vede i capitolini quinti a pari merito con i sorprendenti uomini di Cesc Fàbregas a quota 58 punti, a cinque lunghezze dalla zona utile occupata dalla Vecchia Signora.
Il caso interno: la frattura tra Ranieri e Gasperini

La stagione romanista è stata segnata anche – e forse soprattutto – dall’arcinota frattura tra Gasperini e Ranieri, che ha incrinato un equilibrio già fragile. Da una parte, le esternazioni del tecnico su una campagna acquisti ritenuta non all’altezza, con la richiesta di più profili alla Wesley e alla Malen. Dall’altra, la replica del senior advisor, arrivata al termine di settimane di dissapori e bocconi mal digeriti. Parole considerate “doverose”, ma che hanno accentuato la distanza e reso evidente una convivenza complicata.
Una vicenda su cui si è espresso di recente Walter Sabatini, con nettezza: “Non discuto il lavoro di Gian Piero, ma rilevo comportamenti che non avrei mai accettato. Pur riconoscendone le qualità, sul piano della comunicazione ha commesso gravi errori. Ha attaccato Massara in maniera inconcepibile e gestito il gruppo in modo personale, bocciando giocatori con scelte e dichiarazioni”. Una valutazione in controtendenza rispetto al sentiment della piazza, che ha riservato alcune critiche a Sir Claudio.
Il mercato resta bloccato tra uscite e operazioni mirate

In un simile contesto emerge il quadro di un club nel limbo, sospeso dentro e fuori dal campo, con un futuro che fatica a decifrarsi. A Trigoria, di conseguenza, il mercato rimane un’incognita. Frederic Massara si muove, ma in un raggio d’azione limitato, anche a causa del settlement agreement che impone priorità precise: realizzare plusvalenze, alleggerire il monte ingaggi, aumentare i ricavi entro il 30 giugno. Da qui la necessità di guardare alle uscite. In tal senso, Svilar, Koné, N’Dicka e Pisilli sono i nomi che possono garantire margine economico, sempre nel solco del principio di “vendere senza smontare”.
Intanto, la cessione definitiva di Shomurodov all’Istanbul Başakşehir porta 2,8 milioni, che si aggiungono ai 3 del prestito, oltre al 10% sulla rivendita. Un’operazione vantaggiosa che, tuttavia, alimenta interrogativi su un calciatore capace altrove di numeri migliori. Sul fronte rinforzi, invece, la dirigenza attraversa una fase interlocutoria. I contatti per Kerim Alajbegovic proseguono, in linea con l’idea di investire su giovani sostenibili, e parallelamente si monitora Juchym Konoplya come possibile sostituto di Çelik. In salita la pista per Victor Muñoz, ormai su cifre elevate.
Per ora, però, si tratta esclusivamente di manovre esplorative, coerenti con una situazione piuttosto fluida. E questo è il nodo da sciogliere per la famiglia Friedkin: la chiarezza. Costruire nel dubbio su chi guiderà il progetto sportivo è difficile, e ogni intervento potrebbe rivelarsi provvisorio. Così la Roma rischia di restare indietro, mentre il tempo scorre. “Maledetta primavera”, allora, finirebbe per non essere più solo un coro, ma il rimpianto di un’annata bruscamente cambiata, esattamente quando sembravano aprirsi orizzonti ambiziosi.