C’è una frase molto forte e molto sincera che Aurelio Andreazzoli fa scivolare dentro la conferenza stampa prima del suo debutto all’Olimpico come allenatore in carica. È una frase che spiega il presente della Roma e quello che bisognerebbe evitare di fare per non avvelenare il futuro: «Non è una bella cosa uscire da Trigoria e ricevere calci e uova sull’auto. Se auspichiamo di avere calciatori importanti in questa piazza, non è un bel biglietto da visita per la città e la società. Se io fossi un giocatore importante e avessi la possibilità di scegliere non verrei a Roma. Andrei in un ambiente dove questo aspetto non c’è. I giocatori fanno anche queste valutazioni. Io le farei».
Andreazzoli non è Zeman, non carica a testa bassa contro l’antico nemico: «I numeri dicono che è una sfida impari, i 21 punti di differenza non li commento nemmeno, ma i valori delle due squadre non sono rispecchiati dalla classifica. Stimo moltissimo Conte e la sua Juve, ma proprio per questo ho preparato la partita con un’attenzione maniacale e mi aspetto di vedere una Roma più cattiva». Dice che Osvaldo «se sta bene gioca senz’altro», ma il ginocchio dell’attaccante è ancora dolente e, a ben guardare, la Juve non è l’avversaria adatta per giocare con tre attaccanti più Pjanic. L’impressione è che Osvaldo parta dalla panchina. Ma è solo uno dei tanti dubbi, a cominciare dal modulo.
Contro la Samp è stata provata la difesa a 3, ma nel frattempo si è rotto Castan. È proponibile Piris al suo posto? I gol presi di testa— da Gilardino ma anche dal piccolo Sau —, marcati dal paraguaiano, farebbero dire di no. Ma nessuno ha certezze. Sembra più logica una linea a quattro e magari il rombo a centrocampo, con Pjanic trequartista dietro a Totti e Lamela. Più che i moduli, però, servirà il cuore. L’Olimpico non è pronto a perdonare un’altra sconfitta umiliante, come fu ad esempio quella dell’andata. Quel giorno nacquero tanti problemi, primo tra tutti il rapporto finito tra Zeman e De Rossi.
Corriere della Sera – Luca Valdiserri