La sua sliding door Marquinho l’ha avuta al derby, e l’ha mancata di poco. Tecnicamente la porta l’ha mancata Totti, ma il pallone gliel’aveva messo il brasiliano ignoto, e la gloria che sarebbe arrivata se il colpo di testa del Capitano avesse fruttato la rimonta in 10 sarebbe bastata e avanzata per entrambi. La luce riflessa non è arrivata, dovrà inventarsi qualcos’altro. Perché per lui il fine settimana perfetto — successo a Palermo, sberle per Lazio e Udinese—ha cambiato poco: lui doveva giocarsele alla morte queste partite, a prescindere dal lontano barlume del terzo posto.
Dipende dalla squadra La Roma lo ha preso per la mediana, il Leandro Greco brasiliano si è descritto come un jolly, che sulla fascia sa fare un po’ tutto. Col centrocampista di San Basilio condivide molto, dal piede (mancino) al ruolo dichiarato (interno sinistro a tre, anche se sembra trovarsi meglio sulla linea laterale), dal mese di nascita (luglio 1986) alla stima di Luis Enrique, mischiata alla diffidenza della tifoseria. E pensare che prima che venisse formalizzato l’acquisto il tecnico lo distrusse con diplomazia («Marquinho può rinforzare una squadra? Dipende dalla squadra… »), ma ora comincia ad apprezzarlo. La trattativa è stata chiusa con tutta calma, la prima convocazione è arrivata venti giorni dopo, il 19 febbraio, ma da quel giorno ha sempre giocato almeno uno spezzone, esordio col Parma al posto di Pjanic, che infortunandosi gli lascerà altro spazio.
Precedenti A gennaio la Roma ha una lunga tradizione di meteore in prestito con diritto di riscatto, da Tavano a Wilhelmsson, passando per Diamoutene: Dacourt convinse e rimase, nove anni dopo sarebbe ora che ci riuscisse qualcun altro.
Gazzetta dello Sport – Francesco Oddi