Dedicato a Luis Enrique. La firma è la più prestigiosa e simbolica, quella di Francesco Totti, a chiudere una serata magica per la Roma. “È la vittoria della svolta – dice convinto il capitano – e la dedico all’allenatore perché lui ci tiene a fare bella figura e noi vogliamo a fargliela fare”. I motivi della “svolta” sono evidenti: Luis Enrique ha corretto in corsa la Roma, l’ha resa una squadra meno permeabile e più attenta e astuta.
Bravo e fin troppo modesto: lo spagnolo mostra la parte migliore di sé prima di tornare ad affilare la lama. “Quando vinciamo dite che cresciamo e quando perdiamo siamo in discesa ma non è così. Anche con l’Udinese non avevo visto una Roma inferiore, di diverso c’è solo il risultato. Gli attaccanti si sono sacrificati? Benvenuti nel calcio moderno… Quando affronti una squadra come il Napoli se le due fasi non sono dello stesso livello fai una brutta fine”. La squadra è ripartita in pullman chiudendo la trasferta-lampo senza ritiro (altro punto a favore di Lucho), ma il tecnico vede la sua Roma lanciata “su un treno velocissimo, non avevo dubbi sin dal primo giorno. Io sto capendo i giocatori e viceversa”. Poi chiarisce la sua reazione stizzita all’etichetta di allenatore-italianizzato. “Sto benissimo qui, se ho risposto così sabato è perché la domanda era sul modo di giocare”. Nota di merito a Lamela, “sta diventando un giocatore importante”, parole di speranza sul rinnovo di De Rossi: “Non c’è fretta e lui è pienamente coinvolto nel progetto”. Dopo la firma lo sarà ancora di più.
Il Tempo – Alessandro Austini