
Corriere Della Sera (G. Bocci) – Il problema è sempre lo stesso: il gol. Il sale di una partita, la maledizione di Antonio Conte che a Palermo ha ritrovato l’Italia ma ancora una volta ha rischiato di gettare al vento la vittoria per l’inconsistenza offensiva degli azzurri. «Serve più cattiveria sotto porta. Se avessimo segnato il 2-0 quando ne abbiamo avuto la possibilità, non ci saremmo fatti prendere dall’ansia». E, in assoluto, non avremmo una media realizzativa così bassa: 1,3 reti a partita, come era successo 17 anni fa a Cesare Maldini, nel biennio che accompagnò la Nazionale ai Mondiali francesi del ’98.
Conte spiega di non essere preoccupato: «Lo sarei di più se non creassimo niente. E invece dal quel punto di vista sono soddisfatto. Quando ci sono le occasioni i gol, prima o poi, arrivano». Il c.t. però non è fatalista e studia anche di notte per guarire l’anemia azzurra: prima ha abbandonato il 3-5-2, che è stato il suo cavallo di battaglia alla Juventus per il 4-3-3 e nei giorni di clausola a Coverciano ha sperimentato anche il 4-2-4 tornando agli albori della sua carriera di allenatore.
Il c.t. confida di risolvere il problema in fretta anche perché il primo posto nel gruppo H non lo rassicura: «Siamo nel girone più difficile e equilibrato e adesso se ne sta accorgendo la Croazia». Che era prima e adesso rischia di precipitare nella roulette dei playoff. A ottobre ci attendono le ultime due partite, la lunga trasferta in Azerbaigian e lo scontro diretto casalingo (a Roma) contro la Norvegia. Possono bastare anche due pareggi. «Ma non c’è niente di scontato», il monito del tecnico.
Da qui a giugno c’è tanto da fare e parecchi dubbi da chiarire. Il nervosismo di De Rossi, la crescita lenta dei giovani, la maturazione a singhiozzo di Verratti. Anche il ruolo di Pirlo, attaccato da Marotta e difeso a spada tratta da Buffon: «Per noi non è ancora arrivato il momento di smettere. Quando le partite diventeranno decisive e il pallone tornerà a scottare, Andrea sarà fondamentale». Conte è d’accordo. Ma al tempo stesso, avvicinandosi l’ora della verità, non guarderà in faccia nessuno. Sarà un c.t. con la valigia. Lui e il suo staff monitoreranno una cinquantina di giocatori in tutto il mondo. È il momento di stringere i tempi. Chi sbaglia perde il posto.