Finalmente. Perché questo calcio che muore di vizi e di retorica intorno ad essi, ieri a Roma ha vissuto una giornata, nel suo piccolo, spartiacque. Fabio Capello, l’allenatore del terzo scudetto giallorosso, è tornato a Trigoria, e a pochi giri d’orologio è apparso anche Francesco Rocca, il «Kawasaki» di una storia giallorossa mai dimenticata. Due punti esclamativi dopo la parola «basta». Basta. Né traditi né traditori, né bugiardi né rancorosi, così come sono stati descritti per anni. Solo professionisti, persone che si stimano e che per una volta — grazie a un’intuizione di Franco Baldini — si ritrova nel luogo dove hanno scritto pagine importanti della carriera.
Voglia Rocca Anche il rapporto tra la Roma e Rocca si era sfaldato. «Non tornavo “a casa” da quando ho smesso di giocare. È stata una grande emozione. Mi ha invitato Baldini, visto che nessuno lo aveva mai fatto prima». Chissà, però, che l’invito non apra le porte in futuro a qualcosa di più concreto, visto che nei mesi scorsi si è parlato insistentemente di un ruolo di Kawasaki nel settore giovanile giallorosso. «Io ho un contratto con la Federcalcio fino al 2013 — dice Francesco — e sto bene. Con la Roma non abbiamo parlato di futuro». Vero. In futuro si vedrà. Felice anche Tancredi. «Una rimpatriata che ci voleva. Fabio e Francesco hanno fatto la storia della Roma ed è stato bello rivederli a Trigoria». Nel pomeriggio, poi, Baldini e Capello sono partiti per Napoli, attesi dal match col Manchester City. Per una sera, solo calcio giocato. Perciò il d.g. non ha approfittato dell’ospitalità di De Laurentiis per riaffrontare il tema dei diritti tv che ha portato Roma e Napoli ad appellarsi in tandem all’Alta Corte Federale. Non per soldi ma per principio, dicono a Trigoria. Di questi tempi, merce rara.
Gazzetta dello Sport – Massimo Cecchini