Alla Gazzetta dello Sport, uno dei primi tre quotidiani italiani, non sanno la Storia. Nel senso che non sono evidentemente a conoscenza dei numeri e della carriera di un signore che si chiama Francesco Totti. Senza essere retorici o campanilistici, non si può rimanere indifferenti di fronte alle prime tre pagine della rosea di ieri.
Non solo: Totti è il quinto marcatore di sempre in serie A. Davanti a lui ci sono Altafini e Meazza, (216), poi Nordahl (225) e Piola, (274). Scongiuri a parte -Francesco e tutti i romanisti sono autorizzati a farlo – raggiungerà e supererà Altafini e Meazza e fino al 2014 (se non di più) ha tutto il tempo per riprendere anche Nordahl. Male che va, quindi, Totti finirà sul podio. E se arriverà secondo, considerando che Piola ha smesso di giocare nel 1954, si potrà dire senza paura di essere smentiti che Francesco Totti, nato a Roma il 27 settembre 1976, è stato il più grande e prolifico attaccante italiano degli ultimi 50 anni. Non lo dicono i romanisti, tifosi o giornalisti che siano, lo dicono i numeri. La Storia, in sintesi.
E la Storia sarebbe potuta essere diversa se Francesco avesse giocato tutta la sua carriera da attaccante puro. Capello si vanta di averlo messo centravanti, ma non lo faceva con continuità. L’intuizione sistematica va data a Luciano Spalletti che il 18 dicembre 2005, notte di Sampdoria-Roma, decide di modellare la sua squadra affidando al Capitano le chiavi dell’attacco. Ecco la formazione di una serata da ricordare: Doni-Panucci-Mexes-Chivu-Bovo-De Rossi-Aquilani-Taddei-Tommasi-Perrotta-Totti. Unica punta. Da quel momento, e fino all’avvento di Luis Enrique che lo ha rimesso trequartista, Totti ha sempre fatto l’attaccante. E qualche soddisfazione se l’è presa: nel 2007, da campione del Mondo e con una bella placca nella caviglia, ha vinto la classifica marcatori con 26 reti, titolo che Del Piero non si è mai portato a casa. E si è messo dietro non solo gli attaccanti italiani, ma anche quelli europei visto che ha vinto, proprio in quella stagione, la Scarpa d’Oro. Si può dire: il bianconero ha realizzato con la Juventus 289 reti, Totti ne ha messe a segno 267 (o 268, considerando il gol di Leverkusen).
Vero, ma Del Piero ha due anni più dell’amico Francesco e ha anche avuto il piacere di giocare un campionato di serie B, in cui ha segnato 20 reti. Numeri, numeri e ancora numeri. Si potrebbe andare avanti all’infinito. E si rischierebbe di fare un torto non solo a due grandi giocatori e a due bandiere del calcio italiano, ma anche a tutti quegli altri grandi numeri 10 che la Gazzetta non ha preso in considerazione. Baggio, come detto, o anche Roberto Mancini. Ingiusto. Così come ingiusto è quello che scrive Alberto Cerruti nel suo articolo. Nelle ultime dieci righe si legge: “Con tante scuse ad altri 10 esclusi eccellenti, citati in ordine alfabetico per non fare ulteriori torti: Anastasi, Chinaglia, Giordano, Graziani, Pulici, Savoldi, Serena, Signori, Toni e Vieri”. Appunto. Alla lettera T c’è Toni e non il Capitano romanista. Evidentemente, per la Gazzetta, non all’altezza dei colleghi – passati e presenti – citati. Di Totti, nelle due pagine, quasi non c’è traccia. È nominato solo quando c’è la classifica dei giocatori in Italia ad aver fatto più gol con la stessa squadra in tutte le competizioni (Del Piero 288, a Francesco ne vengono assegnati 266, quindi tolti quelli di Leverkusen e Genk) e quando, nelle prime righe dell’articolo, viene scritto che Del Piero, col gol alla Lazio, si è avvicinato a un nuovo scudetto e a vecchi campioni. “Già, ma quali campioni? – si chiede Cerruti – Quelli del passato remoto, come Piola e Meazza, del passato prossimo come Rivera e Baggio, o del presente, come Totti e Ibrahimovic. Sappiamo che nessuna classifica metterà tutti d’accordo e allora (…) inseriamo Del Piero “soltanto” nella galleria dei migliori dieci attaccanti degli ultimi 50 anni (…). Attaccanti, ribadiamo. Non numeri 10 in senso tecnico come Rivera, 9 e mezzo come Baggio, o ex attaccanti trasformati in centrocampisti come Mazzola”. Quindi, per la Gazzetta, Del Piero non è né un 10 in senso tecnico, né un 9 e mezzo. È un 9 puro. Una prima punta. Un attaccante assoluto, un bomber. Lui sì. Francesco Totti, il goleador italiano più prolifico in attività in serie A invece no. Questione di punti di vista.
Il Romanista – Chiara Zucchelli