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Roma si schiera: Gasperini batte anche l’amore per Ranieri

Roma si schiera: Gasperini batte anche l’amore per Ranieri

Crisi aperta tra Ranieri e Gasperini: in un clima surreale la città sceglie da che parte stare.

Non poteva esserci modo peggiore per preparare la sfida con l’Atalanta. Uno spareggio per entrambe: i nerazzurri per avvicinarsi alle prime sei, la Roma per coltivare le ultime speranze di Champions. Già, la Roma. Alle prese con mille assenze, da Koné a Pisilli, da Dybala a Pellegrini, per finire a Wesley, che – almeno indirettamente – fa parte di un problema ancora più grande.

La crisi aperta tra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini, divisi da questioni tutt’altro che marginali. L’ultima riguarda proprio il brasiliano, che l’allenatore vorrebbe recuperare e su cui lo staff sanitario – con il conforto, si dice, dei dirigenti – è molto più cauto.

Crisi Ranieri-Gasperini: il dilemma di una città

La questione, tuttavia, è decisamente più ampia. Una sorta di referendum calcistico che sta attraversando la città giallorossa: chi vota Gasperini? Chi Ranieri? Ed è paradossale tutto quello che sta succedendo. Perché stavolta a mettere in piazza la loro rivalità sono stati gli stessi protagonisti. Il tecnico mandando messaggi in codice sulla bontà di certe operazioni, il senior advisor esagerando nel fallo di reazione.

“Faceva parte di una rosa di cinque o sei allenatori, e in tre hanno rifiutato”. Una frase che Gian Piero ha incassato, con il disappunto (forse) di non aver saputo prima di quei tre no. Perché, magari, avrebbe invece detto sì alla Juventus, che provò inutilmente a convincerlo. Ma lui non pensò neanche per un attimo a rinnegare la parola data ai Friedkin.

Che ora devono riflettere su come scacciare quella nuvoletta che da anni staziona dalle parti di Trigoria. Una pioggia di parole anticipò l’esonero di Mourinho, in rottura prolungata con Tiago Pinto. Un temporale di emozioni accompagnò l’uscita di De Rossi, in contrasto con Lina Souloukou. Insomma, al presidente toccherà ancora una volta scegliere da che parte stare, a meno che Ranieri non spiazzi tutti e dica addio.

Con una controindicazione. Perché se tra due mesi si ripartirà con un nuovo allenatore – e qualcuno parla già di Italiano o Iraola – si dovrà impostare con evidente ritardo la stagione del centenario. Se si ripartirà invece con nuovi dirigenti, e sono insistenti le voci che portano a Giuntoli o Sogliano, bisognerà riannodare in fretta e furia i tanti fili del mercato.

Una prospettiva dunque poco esaltante. Anche per una tifoseria che – senza voler rinnegare Sir Claudio – è piuttosto compatta nel sostenere Gasp. Non solo per aver apprezzato la sua impronta in campo, non solo perché si è fatto portavoce delle ambizioni del suo popolo, ma anche perché bruciare un altro nome, un altro progetto vorrebbe dire ricominciare ogni volta da capo.

Fatto sta che in questo clima, per certi versi surreale, l’Olimpico si riempirà domani sera, ancora una volta. E Gasperini affronterà la “sua” Dea cui è andato via dopo nove anni, lasciando una proposta di rinnovo per altre due stagioni.

LA GAZZETTA DELLO SPORT (Alessandro Vocalelli)

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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