Anche nella migliore giornata della sua vita di centravanti della Roma, è riuscito ad arrabbiarsi. Daniel Osvaldo è così: generoso, brillante, istintivo, a volte spigoloso.
CHE IMPATTO – Il buon umore, del resto, non poteva a lungo rimanere in fuorigioco dopo una partita perfetta. Con un cross preciso, Osvaldo ha creato l’1-1 di Marquinho. Con un colpo di testa delicato ha condotto in rete il gol del vantaggio della Roma. Con un’altra testata da centravanti vecchio stampo ha quasi spaccato la traversa sotto la curva Nord. E nel finale, con un tocco sotto, ha regalato a Lamela (ah, ingrato…) la gloria sotto la Sud.
PRESAGIO – Forse se la sentiva, la giornata da protagonista. Non a caso, Osvaldo aveva scelto personalmente la canzone da diffondere allo stadio durante il riscaldamento della squadra. Essendo un fan scatenato dei Rolling Stones, di cui indossa diversi gadget ogni giorno, ha chiesto “Start me up”. Che significa “accendimi”. L’altoparlante ha obbedito e Daniel ha mantenuto la promessa contenuta nei versi di Mick Jagger e Keith Richards: “Se tu mi accendi, non mi fermerò più” . Se ne è accorto il Novara, che già all’andata aveva sofferto la sua vena realizzativa.
COSTOSO – In effetti, un Osvaldo così produttivo non si era mai visto: con un gol, il terzo consecutivo dopo quelli contro Genoa e Milan, e due assist, è stato la vera differenza della partita. Con la decima rete in campionato, peraltro, ha superato Borini in testa alla classifica dei marcatori romanisti. Curiosità: raggiungendo la doppia cifra, costerà 250.000 euro alla Roma più i premi individuali. Nel contratto di acquisto dall’Espanyol, è previsto questo bonus che scatta ogni dieci gol segnati.
ESSENZIALE – Mattoni che pesano tantissimo nella stagione della Roma. E siccome sono tanti i modi di distribuire i gol, tra doppiette e triplette tipiche dei centravanti ingordi, Osvaldo ha preferito quello più funzionale per la squadra, visto che le sue dieci perle sono venute in dieci partite diverse. Non c’è bisogno di esagerare per essere decisivi. Basta non innervosirsi troppo.
Corriere dello Sport – Roberto Maida