
Una «fase 2», riconosciuta anche da Grillo nel suo confronto con i consiglieri capitolini e i presidenti dei Municipi, assente sia la Raggi sia esponenti di giunta, «dobbiamo superare la fase 1, non siamo più all’opposizione». Basta critiche, basta veleni, «lavorare compatti, fidandosi gli uni degli altri», la ricetta di Grillo per ricompattare un MoVimento in crisi d’identità. E dunque bene sacrificare lo Stadio, con la strategia mediatica però di dire «sì» per dire «no». Un’area diversa da quella di Tor di Valle infatti oltre a non essere gradita alla As Roma, implicherebbe anni di progetti, pareri, sopralluoghi, dibattiti e via dicendo. Con i consiglieri M5S dello Stadio della Roma «non abbiamo parlato» ha detto Grillo ma «nessuno è contrario, se c’è una discussione è sulla collocazione, sulla zona. Lì c’è un rischio idrogeologico, dunque c’è una discussione su dove farlo ma poi decideranno giunta e sindaco. Nessuno dice di no. Noi diciamo di sì allo stadio, ma da qualche parte che non sia quella, perché c’è un rischio idrogeologico e se poi c’è un’esondazione?». Mentre gli avvocati, di tutte le parti interessate, affilano le armi, gli schieramenti politici sono già in campo, nell’attesa ovviamente della comunicazione ufficiale di Virginia Raggi. Chissà, forse arriverà venerdì, quando è fissato l’ incontro con l’As Roma rinviato ieri. In molti già pensano di rivivere la paradossale scena di Giovanni Malagò, presidente del Coni, in attesa nell’anticamera del sindaco per il confronto decisivo sulla candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024, mentre i social ritraevano il primo cittadino a pranzo. Una «buca» storica quella data dalla Raggi al numero uno del mondo sportivo italiano, seguita qualche ora dopo con una conferenza stampa – la prima – in cui il sindaco annunciava il «no» alla candidatura di Roma. In quel caso però l’assurda contrarietà ai Giochi olimpici era scritta sul programma. La Raggi poi promise un referendum mai più pronunciato dopo l’elezione a sindaco. Proprio come lo Stadio. I 5 Stelle insomma seguono i propri “valori” a intermittenza, a partire da quella partecipazione popolare che si è ridotta a video girati in solitaria e pubblicati poi sui social.