Quanto vale un derby a Roma? D’accordo, in palio non c’è un trofeo (provate ad immaginare di quali dimensioni dovrebbe essere la bacheca giallorossa se così fosse), ma neanche Zeman aveva tutte le ragioni quando affermava che la stracittadina romana è una partita come le altre. Il derby, nella Capitale, è la madre di tutte le partite e si arricchisce ogni anno di nuovi contenuti e nuovi, spesso inaspettati, eroi. La Roma ci arriva col vento in poppa, rinfrancata dal doppio successo negli ultimi due turni di Serie A, contro Parma e Atalanta, ma soprattutto con l’eredità lasciata in dote dalle ultime 5 uscite con la Lazio: cinque trionfi, quattro in campionato e uno in coppa Italia. Un record. I tifosi ci hanno preso gusto, tanto che da due settimane, a Trigoria così come in città, non si parla d’altro. L’attesa è febbrile, resa ormai quasi insopportabile, dalla sosta per le Nazionali. L’ambiente giallorosso è già proiettato alla sfida di domenica con una voglia matta, Sabatini oserebbe dire feroce, di regalarsi un’altra notte da leoni con la consapevolezza che sulla sponda opposta del Tevere c’è un avversario ferito e impaurito, seppur con un legittimo spirito di rivalsa dopo tante umiliazioni. Vecchie sensazioni, la solita smania che anticipa il derby da queste parti.
LEITMOTIV – La pausa per le qualificazioni delle nazionali ad EURO 2012 ha privato il tecnico di alcuni degli interpreti principali del suo gioco, tra cui De Rossi, Pjanic e Osvaldo, che si sono uniti al resto del gruppo solo nella seduta di mercoledì scorso. Tuttavia, due pedine che si stanno rivelando fondamentali nella alchimie tattiche di Luis sono rimaste a lavorare a Trigoria: Rosi e Jose Angel. In questo inizio di stagione hanno entrambi recitato la parte degli esterni alti, piuttosto che dei terzini, il che comporta sempre un inevitabile rischio nelle retrovie in caso di contropiede. La Lazio, si sa, ama sviluppare il gioco puntando sulle corsie laterali, i nuovi acquisti Cissè e Klose hanno una propensione naturale nel tentare di allargarsi e ricevere sulle fasce. Lo sa bene anche il tecnico iberico, ciò nonostante non vuole snaturare le caratteristiche dei due giovani esterni ai quali chiederà di salire e portare il pallone, se e quando possibile, così come ha chiesto loro durante queste due settimane. Agli avanti, invece, il compito di attaccare entrambi i pali, magari incrociando la corsa prima di ricevere la sfera. Sono questi i leitmotiv delle giornate trascorse all’interno del quartier generale romanista.
SALE L’ATTESA – Sold out. I botteghini, già da qualche giorno, hanno estinto le ultime giacenze di biglietti dei settori più popolari ed economici. Con l’intera Tribuna Tevere messa a disposizione dei soli abbonati e tesserati laziali, i tagliandi di Curva e Distinti Sud sono andati polverizzati nel giro di poche ore. Rimangono, per gli ultimi tra ritardatari ed indecisi, i tickets di Monte Mario (un titolo d’ingresso nel settore più esclusivo dello stadio vale però oltre 100 Euro). Il tifo più appassionato prenderà posto in Sud. Ma se le leggi, in vigore dai tempi del Ministro Pisanu, rendono oltremodo burocratico l’accesso degli striscioni negli impianti sportivi, facendo scemare la fantasia tipica degli sfottò da derby, altrettanto non si può dire dello spettacolo offerto dai tifosi della Roma fuori dalle mura del Fulvio Bernardini. In molti, con cori e striscioni, hanno voluto portare il proprio contributo di incoraggiamento verso quei calciatori sui quali, domenica sera, verranno riposte le speranze di oltre mezza città. Sono due, in particolar modo, gli striscioni esposti all’uscita dal cancello principale della sede giallorossa e hanno attirato l’attenzione dei presenti. Uno recitava così: “Ma quale fair play… Vincemo sto derby!”. Mentre l’altro sembrava indicare la via del successo: “Cor sangue all’occhi! Daje Roma”. Non c’è un trofeo in palio. C’è molto di più.
Marco Calò