Ricomincio da tre. O meglio, dai tre. Perché parafrasando Massimo Troisi, ora il concetto è facilmente ribaltabile anche per Zdenek Zeman. Questioni di mentalità o di coscienza, ma sempre e rigorosamente offensiva. E gli applausi dell’Olimpico dopo il triplice fischio di De Marco hanno sancito in parte l’ideologia (spesso) proibita dell’intera carriera del boemo. Totti, Osvaldo e Lamela gli interpreti, con il solito Zeman in panchina, regista di un film troppe volte già visto. Con la vittoria sul Palermo infatti, a Trigoria si incamerano tre punti e il primato dell’attacco più prolifico della serie A: 26 reti realizzate, 3 in meno considerando la vittoria a tavolino di Cagliari, che lascerebbe comunque la vetta a braccetto con la capolista Juventus.
Sabatini sorride, godendosi anche il crack del suo allievo prediletto Lamela, furia incontrastata e sorpresa più gradita della nuova rivoluzione americana. Sette i bersagli centrati negli ultimi due mesi dall’argentino, una quota mai raggiunta neanche negli anni passati in patria al River Plate. Un terzetto da sogni quindi (con un Destro in più, fresco del suo primo gol in giallorosso), che al momento domina il campionato italiano, seguito a breve distanza soltanto dal gruppetto interista composto da Milito, Cassano e Palacio ed anni luce distante dalle individualità di Juventus, Napoli e Milan. Numeri e statistiche che portano aria nuova, ma che si infrangono con la realtà di una classifica ancora deludente. E nella settimana che porterà al derby, la Roma si prepara coccolandosi i propri gioielli, sperando che la mossa vincente arrivi ancora una volta dal suo punto di forza più grande.
Il Tempo – Adriano Serafini