E poi siamo noi i piagnoni. Siamo noi quelli che per tutta la settimana rompono le palle con “Tagliavento? Nooo!”, “Tagliavento? Ma lo fanno apposta!”, che si asciugano i lacrimoni mentre leggono i titoloni scandalizzati, della serie anche-il-Palazzo-è-daaaa-riomaaa, su un quotidiano sportivo nazionale, siamo noi quelli che straparlano del (vedi sopra) rigorepaaa-riomaaa e poi riacciuffano un derby con un rigore-paaa-lazie talmente ridicolo che Hernanes a fine gara ammetterà candidamente che “Brocchi è stato bravo”. Mentre Reja se la cava con una risata imbarazzata. Allora: siamo noi o sono loro i piagnoni? Sono loro, sono loro. Sono loro che da ieri dovranno santificare Tagliavento, che dovranno incensare l’uomo che gli ha generosamente elargito l’obolo dell’1-1 e poi ha fermato Osvaldo in contropiede, consentendo alla Lazio di ripartire e realizzare il 2-1.
Nella ripresa, l’episodio chiave. Kjaer strattona Brocchi per provare ad ostacolarlo su una palla innocua. Ora, se non si fosse trattato del derby, se una parte della stampa non avesse fatto pressioni su Tagliavento, probabilmente tutto sarebbe stato archiviato come un normale contatto di gioco. Invece, dopo essersi preso qualche secondo per decidere (i neuroni saranno daaa-lazie), il fischietto indica il dischetto e caccia Kjaer. Tutto qui? No, c’è la coda (del neurone). Manca un’inezia al fischio finale, Osvaldo protegge la palla e riesce a liberarsi dalla marcatura di Biava. La Lazio riparte e trova il 2-1 con Klose. «È difficile arbitrare, non parlo mai dell’arbitro», dice con estrema signorilità Luis Enrique. “Dopo i furti non parlo”, accusa invece Pizarro. Noi non parliamo, gli altri sì. L’hanno fatto per tutta la settimana. E il pianto ha fruttato.
Il Romanista – Daniele Galli