
I PUNTI DEBOLI – A puntellare la posizione anti stadio nel parere dell’avvocatura c’è anche una parte che va oltre la semplice garanzia che la Roma non potrà ottenere un maxi risarcimento danni. Si dice di più, si dice che quella delibera ha seri problemi di legittimità e dunque il ritiro non è solo fattibile, ma obbligato. Due, tra gli altri, i punti più a rischio: il primo è quello che riguarda la quota di cubature non rappresentate dallo stadio. «La legge – ripetono nel Movimento 5 Stelle, incoraggiati dal parere dell’avvocatura – prevede che le opere non sportive debbono essere quelle strettamente funzionali alla sostenibilità economica del progetto. Ma il rapporto in questo caso è molto sbilanciato, lo stadio rappresenta solo il 15 per cento». Altro tassello: le opere per mettere in sicurezza la zona giudicata a rischio idrogeologico, limitrofa a quella in cui deve sorgere lo stadio, devono essere realizzate prima che la conferenza dei servizi si pronunci sul progetto.
LO SCENARIO – Per percorrere la strada dell’annullamento del pubblico interesse, dunque, si userà come puntello il parere dell’Avvocatura del Comune e si dirà alla Roma ciò che Grillo in una delle sue tante esternazioni ha già balenato: lo stadio si deve fare da un’altra parte, anche se questo significa azzerare un percorso cominciato cinque anni fa. Resta un ipotesi secondaria, quella che eviterebbe anche lo scontro con la Roma assai dolorosa anche dal punto di vista della popolarità della giunta Raggi: annullare sì la delibera,ma insistere con la trattativa, ridurre drasticamente le cubature, rivedere l’area di Tor di Valle interessata. Anche in questo caso, però, si rischia di allungare drasticamente i tempi, senza tra l’altro accontentare l’ala dura anti stadio del Movimento 5 Stelle.