Inter-Roma può essere la sera del riscatto anche per i nazionali italiani della Roma: Mancini, Cristante e Pisilli vogliono mettersi la Bosnia alle spalle.
Corriere dello Sport (J.Aliprandi) – C’è una ferita che brucia, profonda, difficile da nascondere. Ma anche una voglia feroce di riscatto che pulsa sotto la pelle. A Trigoria si respira un’aria diversa, carica di quella rabbia che può trasformarsi in energia pura. Perché Mancini, Cristante e Pisilli sono tornati dalla Nazionale con il morale sotto i tacchi, ma con una missione chiarissima: rialzarsi subito.
La sconfitta contro la Bosnia ha lasciato scorie evidenti. Cristante dagli undici metri, Mancini in quell’episodio che ha portato all’espulsione di Bastoni: dettagli, sì, ma che nel calcio pesano come macigni. Errori che restano, che si attaccano alla pelle, che ti accompagnano nel viaggio di ritorno. Un volo privato verso Roma condiviso con Pisilli: in panchina per tutta la gara, ma non per questo meno coinvolto emotivamente in un tracollo collettivo.E allora entra in scena Gasperini con la sua vicinanza ai tre ragazzi delusi. Il lavoro mentale, silenzioso ma incisivo. Perché certi momenti si superano con la fiducia restituita. Mancini e Cristante sono leader, uomini spogliatoio, colonne su cui costruire il finale di stagione. E avranno l’occasione per dimostrarlo, per trasformare la delusione in benzina. Pisilli, invece, guarda avanti: la Roma nel presente, la Nazionale ancora nel mirino, con quella voglia di prendersi tutto che appartiene ai giovani affamati.
Ma il discorso non finisce qui. Perché c’è un’altra storia che si intreccia, altrettanto intensa. Quella di Pellegrini. Non più capitano ufficiale della Roma, ma ancora uomo simbolo, ancora carico di responsabilità verso la squadra e la tifoseria. Ha lavorato con un doppio obiettivo: il rinnovo e il ritorno in azzurro. Due strade che si incrociano in un punto preciso: la voglia di dimostrare. “Il mio sogno è giocare un Mondiale“, ha ripetuto più volte. Un sogno che, ancora una volta, si è infranto, sta volta probabilmente per sempre.
Trent’anni alle porte, il tempo che scade, e quella sensazione di aver lasciato qualcosa in sospeso con la Nazionale. Eppure Pellegrini non ha mai fatto un passo indietro. Ha dato tutto alla Roma, persino sacrificando un Europeo poi vinto dall’Italia. Una scelta di cuore, di appartenenza, che oggi pesa ancora di più. Perché certe rinunce meritano una ricompensa, e lui continua a inseguirla con ostinazione. Una nuova maglia azzurra, un rinnovo di contratto con quella giallorossa: Pellegrini non vuole smettere di sognare.