Nella prima la Roma ha dominato il possesso palla (70,6%), nella seconda haaccettato di lasciarlo agli inglesi (solo 39,1%), fiduciosa che qualche spazio in più le avrebbe fatto comodo contro una linea difensiva che ha cercato, con scarso successo, di giocare alta e provare il fuorigioco. Sul tempo di gioco guadagnato all’avversario è nata l‘azione della traversa di Maicon e, soprattutto, la verticalizzazione di Nainggolan per il gol di Totti. Garcia ha definito la sua squadra «matura» e parlato di «giusta personalità». Da allenatore si è giustamente inorgoglito di aver costretto Pellegrini a modificare il suo piano di gioco: fuori Dzeko e dentro Lampard nella ripresa, per cercare di recuperare il controllo del centrocampo. Il segnale inequivocabile di una partita preparata alla perfezione dai giallorossi.
Archiviato il risultato, ottimo ma purtroppo non decisivo, la domanda che nasce spontanea è questa: che Roma vedremo, domenica, allo Juventus Stadium, dove nella gestione americana ha raccolto solo sconfitte e gol subiti (tre in campionato e una in Coppa Italia, 14 incassati e solo uno segnato)? Rispetto alla Juve di Conte quella di Allegri è meno «fast and furious» (il copyright è di Ashley Cole) e fa più possesso palla. La Roma, in un anno di addestramento con Garcia, ha perfezionato le ripartenze «a un tocco»: pr ima er ano un’esclusiva di Totti, a Manchester abbiamo visto un assist «tottiano» di Nainggolan. Il recupero di Iturbe, in questo senso, è importante, così come lo sarà avere soluzioni alternative in attacco (Destro e Ljajic). Il problema, semmai, è per i tre centrocampisti, che non hanno ricambi in attesa di De Rossi e Strootman.
Corriere della Sera – L. Valdiserri
