La presunta offerta del presunto sceicco per entrare nell’azionariato della Roma è solo uno dei tanti spot contro la presenza delle società di calcio in Borsa, con il corollario di particolari giornalistici che renderanno memorabile, comunque vada a finire, questa vicenda. Dal passato di Adnan Adel Aref Al Qaddumi al Shtewi, come barista e imbianchino (ottimi lavori, ma che raramente risultano nel curriculum di un nobile mediorientale), al suo presente fatto di società semi-inattive, case modeste, figli che fanno i carabinieri (!) e frequentazioni ad alto rischio: su tutte quella con Michele Padovano, che da sola basterebbe a squalificare l’intera operazione anche se al posto di El Shtewi ci fosse Abramovich.
Ma tornando al presente, cosa sta accadendo alla Roma? La certezza è che gli ‘ammericani’ stanno smobilitando. Diversamente Pallotta, che è presidente da nemmeno un anno e mezzo, non avrebbe nemmeno preso in considerazione offerte. Una scelta incredibile ma reale, dopo tutti i discorsi sull’entertainment, il nuovo stadio, il marchio, Disney, eccetera. La probabilità è che in qualche modo il cerino torni in mano a Unicredit (parentesi: il presidente della Lega Beretta è tuttora uomo Unicredit), azionista di minoranza della Roma ma anche, verrebbe da dire soprattutto, suo creditore principale. Lo sceicco può essere finto, vero, semi-vero, mediatore per conto di qualcun altro, non è questo il punto. Il punto è che la Roma si appresta a vivere l’ennesima sua fase di transizione come società, con ovvie ripercussioni sul calciomercato, sulla conduzione tecnica (il caos gioca a favore della permenenza di Andreazzoli) e sui risultati. Il mistero non risiede quindi nei 50 milioni da versare, ma nel perché non si riesca a guadagnare soldi con un club che avrebbe tutto per farne guadagnare. I conti di De Laurentiis al Napoli (troppo facile citare Pozzo) stanno a dimostrarlo: quando lo scudetto non è obbligatorio, si possono evitare i bilanci in rosso anche in una grande città. Diversamente dal Napoli, però, la Roma viene percepita dai politici come qualcosa di ‘politico’ e paradossalmente, ma non tanto, si preferisce darla a sconosciuti che a un proprio potenziale avversario.
Guerin Sportivo