Nel braccio di ferro tra Gasperini e Ranieri ha vinto il tecnico. Il senior advisor è l’ennesimo dirigente dell’epoca americana a saltare.
Il Messaggero (S.Carina) – Ne è rimasto soltanto uno. Ranieri saluta, Gasperini resta. E lo fa mai così saldo al potere. Perché le dimissioni di Claudio (se come sembra questa sarà la formula), somigliano molto a quelle rilasciate un anno e mezzo fa da Lina Souloukou. Indotte più che spontanee. Ha vinto Gian Piero, ha vinto la soluzione più semplice, la più scontata, quella più economica (in ballo c’erano 24 milioni lordi). Ha vinto la volontà popolare, probabilmente ha perso la Roma. E non è la classica frase fatta buttata lì per fare effetto.
Perché oggi va via non un semplice consigliere dei Friedkin ma una sorte di direttore generale occulto e la dirigenza giallorossa, già scarna di per sé, in attesa di un eventuale sostituto (dall’addio di Souloukou la Roma è senza Ceo da 577 giorni, un anno e sette mesi) è depauperata ancor di più. Ranieri non è il primo e l’impressione è che a salutare non sarà nemmeno l’ultimo. Prima di lui, a livello dirigenziale, la già menzionata Souloukou, Fienga, Calvo, Berardi, il direttore degli affari esterni Scalera, il responsabile del vivaio Vergine (oggi al Milan), l’ex figura di raccordo Morgan De Sanctis, vari direttori commerciali (Noris e Wandell), Zubiria, Garcia, il direttore marketing Van de Doel, il team manager Gombar, l’avvocato Vitali, i direttori sportivi Petrachi, Pinto, Ghisolfi con Massara che sicuramente non vive ore tranquille. Una lista di nomi lunghissima e molto varia a livello di ruoli e compiti che a fine anno si arricchirà dell’icona Bruno Conti e alla quale si aggiunge persino il compianto Maurizio Costanzo, messo sotto contratto dalla Roma come consulente esterno della comunicazione.È rimasto Gasp. Allenatore sublime ma uomo spigoloso. Una scelta che ora deve avere un seguito. Perché sostituire Ranieri con un altro consigliere o direttore generale per poi continuare nella policy aziendale che vuole la valorizzazione dei giovani alla Vaz, fa sì che bisognerà mettersi comodamente seduti e aspettare soltanto il prossimo dissidio. Nel momento in cui si sceglie Gian Piero, il tecnico deve diventare l’uomo forte a Trigoria. Perché oltre a Ranieri, è presumibile che ora saltino anche Massara e lo staff medico più metà dello staff tecnico che faceva capo a Claudio. E quindi, Gasp deve diventare una sorta di manager all’inglese che non solo orienta ma che decide come utilizzare il budget di mercato. È questo lo step successivo che i Friedkin devono fare.
Oppure Ryan (difficile pensare a Dan) deve snaturarsi e diventare un presidente presente in loco. Sempre. Non una settimana sì e tre mesi no. Nonostante le divisioni, le incomprensioni e i litigi Gasperini, che va sempre ricordato, non è un mostro a tre teste ma soltanto un allenatore molto esigente – è durato 8 anni a Genova e nove anni a Bergamo perché si è sempre relazionato direttamente con la proprietà. Senza intermediari, senza uomini di fiducia a fare da tramite, senza traduttori, senza senior advisor: semplicemente vis a vis. E soprattutto all’Atalanta ha trovato la struttura ideale dove c’era magari il “poliziotto cattivo” (il ds di turno o Percassi Jr.) ma soprattutto quello buono (Percassi senior) al quale bastava una pacca sulla spalla per rassicurarlo. Se non sarà così, il rischio di ritrovarsi tra qualche mese a fare gli stessi discorsi, cambiando soltanto il nome degli interpreti, è dietro l’angolo.