Nonostante la stima e la riconoscenza, i Friedkin hanno scelto Gasperini e non Claudio Ranieri. Ora più centralità e responsabilità per il tecnico.
Corriere dello Sport (J.Aliprandi) – La fine era già scritta tra le righe, come quelle storie che non hanno bisogno di un finale rumoroso per lasciare il segno. La Roma e Claudio Ranieri si salutano così, senza piatti che volano, ma con il peso specifico di 525 giorni vissuti intensamente. Un addio amaro ma che sa di gratitudine, quello dei Friedkin, per un uomo che ha trattato Trigoria come casa e la Roma come famiglia. E forse proprio per questo fa ancora più scalpore. Perché dietro la compostezza istituzionale, si nasconde una frattura vera, profonda, emersa tutta in quelle parole su Gasperini e che hanno cambiato gli equilibri, che hanno acceso una miccia mai davvero spenta. Ranieri lo aveva scelto, proposto, sostenuto. Poi la virata improvvisa: una “quarta scelta” che ha scosso l’ambiente e imposto una riflessione immediata alla proprietà.
E la Roma ha scelto. Ha scelto il lavoro, la crescita, l’identità costruita in questa stagione. Ha scelto Gasperini, i suoi metodi, la valorizzazione dei giovani, l’ordine riportato nello spogliatoio del Fulvio Bernardini. Una squadra che, senza gli infortuni, avrebbe occupato una posizione diversa, sicuramente dentro al quartetto delle qualificate in Champions.
Ora però cambia tutto. Senza Ranieri, Gasperini diventa ancora più centrale. Più responsabilità, più voce, più peso. In un club che continua a navigare senza figure dirigenziali forti e definite. E allora gli scenari si moltiplicano: il futuro di Massara, le scelte di mercato, i nodi sui medici, i rinnovi. E poi quel ritorno che sa di destino: Francesco Totti di nuovo in giallorosso. Perché a Roma le storie non finiscono mai davvero. Si trasformano, si rincorrono. Per un romano che saluta, un altro può tornare. E la sensazione è che questo sia solo l’inizio di un nuovo capitolo tutto da scrivere, ma col rispetto per chi ha chiuso quello precedente.