segnato un gol in 71 partite ufficiali (il 25 agosto 2013: LivornoRoma 0-2), mentre nell’Italia nel medesimo periodo ne ha realizzati ben 6 in 21 match. Questo gli ha consentito di arrivare a 16 marcature in azzurro, il che lo rende il più prolifico dei giocatori della rosa a disposizione di Antonio Conte, il 15° nella graduatoria assoluta della storia della Nazionale, ma il primo tra i centrocampisti azzurri dell’era moderna.
Inserimenti – Una spiegazione assoluta è difficile da trovare. Di certo nella Roma gioca in una posizione più «bassa» rispetto a quella che ha tenuto nell’Italia dell’era Prandelli, quando il ruolo di centrale davanti alla retroguardia è stato più spesso ricoperto da Pirlo. La sua collocazione in campo, perciò, in giallorosso adesso lo porta ad avere un dinamismo minore e a cercare con meno frequenza gli inserimenti che lo portino a sfruttare il tiro o il colpo di testa, senza contare che anche sugli angoli il gruppo giallorosso sta trovando assai poco la via della rete. Insomma, l’impressione è che anche a Daniele questa sorta di astinenza pesi, se si pensa che fino al 2012 il suo bottino nella Roma è stato di 47 reti complessive, col picco di 11 nella stagione 20052006. Insomma, De Rossi forse non ha bisogno assoluto di diventare cannoniere, ma se trovare la porta avversaria tornasse a essere nelle sue corde, non gli dispiacerebbe affatto. D’altronde, il gol è una droga che provoca assuefazione. E chi l’ha provata non vede l’ora di ricominciare
La Gazzetta dello Sport – M. Cecchini
