Lo stile imposto da Baldini resiste anche dopo il derby ma le emozioni negative hanno rotto gli argini dell’indifferenza. La Roma stavolta è seccata per l’arbitraggio di Bergonzi. Non è soltanto l’espulsione di Stekelenburg ad aver provocato il disappunto dei dirigenti, ma anche la gestione dei cartellini gialli e un atteggiamento giudicato troppo permissivo nei confronti dei giocatori della Lazio, soprattutto Biava e Dias.
LA SQUADRA – E se De Rossi preferisce evitare l’argomento, bollandolo come “non produttivo“, Rodrigo Taddei decide di attaccare sia Bergonzi che la politica educata della società: “Siamo solo noi a essere troppo buoni. Le altre squadre quando finisce la partita massacrano l’arbitro. Questo deve cambiare, sta diventando una cosa monotona e triste. Non capivamo quale regolamento seguisse Bergonzi: Bojan in un’azione ha preso una serie di calci ed è stato ammonito“. Queste frasi non sono piaciute ai dirigenti, che lasciano trapelare solo informalmente la loro irritazione per l’arbitraggio. Taddei, anzi, rischia una multa, perché sulle dichiarazioni la società non fa sconti: i commenti sugli arbitri vanno eliminati. A Siena, una twittata di Kjaer a proposito del rigore decisivo era stata stigmatizzata. E nel derby d’andata era toccato a Pizarro essere rimproverato per un’espressione molto dura rivolta a Tagliavento (“Non parlo dopo un furto“).
APPLAUSI – Dal punto di vista della prestazione, invece, i giocatori non sono stati ripresi. Né dai dirigenti né da Luis Enrique. In questa domenica di sofferenze sono considerati innocenti. La convinzione diffusa in casa Roma è che non si potesse fare di meglio per contrastare la Lazio con un uomo in meno per tutta la partita. E questo, agli occhi dei tifosi, è ancora più preoccupante.
Corriere dello Sport – Roberto Maida