Pagine Romaniste (Alessio Nardo) – Un mese pieno di lavoro. Due settimane di ritiro a Trigoria più altre due di tournée americana. Cinque amichevoli disputate e un bilancio complessivamente non esaltante: due vittorie, un pari e due sconfitte. Con i successi che sono arrivati contro una formazione di dilettanti, il Latina, e sostanzialmente contro una compagine giovanile: il Barça del secondo tempo a Dallas. Finché sul terreno di gioco sono rimasti i componenti della prima squadra, i blaugrana hanno condotto il punteggio. Dati che contano il giusto, contano poco. Il calcio di luglio e agosto lascia il tempo che trova sul piano dei risultati, ma offre comunque degli spunti interessanti.
Anche a centrocampo le “coppie” sono consolidate: De Rossi-Gonalons in mezzo, in attesa del nuovo arrivo; Lorenzo Pellegrini-Cristante sul centrodestra e Strootman-Pastore sul centrosinistra. Il meno impiegato del reparto è Ante Coric: tre spezzoni di match con Latina, Avellino e Tottenham. Davanti, nonostante da molti venga indicato come probabilissimo partente, Perotti continua a macinare minuti (titolare tre volte su cinque per Di Francesco) anche a causa, va detto, dell’indisponibilità di Under. Il vero protagonista è però Patrik Schick, autore di 5 gol in 225’ disputati (uno ogni 45’, due a partita). Lo scorso anno, da settembre a maggio, le reti del ceco furono in tutto 3. Ovvio, il tris al Latina e il guizzo di testa con l’Avellino defenestrato alla Serie B non fanno sognare, ma il classe ’96 ha dimostrato voglia e brillantezza. Ciò servirà anche per motivare ulteriormente Dzeko, che non può e non deve sentirsi sicuro al 100% della propria titolarità. Occhio, infine, a Kluivert: rispetto a Coric o all’Under di 12 mesi fa, l’olandesino è già entrato stabilmente nelle rotazioni e può lottare per una maglia contro il Toro. Il mister ci va piano, anche nelle dichiarazioni, ma sotto sotto spera nell’exploit del figlio d’arte che risolverebbe molti problemi. Soprattutto se il mercato non dovesse regalare un’ala in più.
Per il resto? La certezza è il 4-3-3. Da lì non ci si schioda. Almeno inizialmente. Le incognite sono rappresentate dai singoli: il portiere in primis. Olsen deve imparare in fretta la lingua per comunicare bene con i compagni e sarà in ogni caso chiamato a non far rimpiangere un alieno. Impresa non semplice. Poi Cristante e Pastore, gli “eredi” di Nainggolan, acquistati per stravolgere in positivo le caratteristiche di un reparto, il centrocampo, considerato da Monchi e Di Francesco il principale punto debole in termini di qualità della Roma 2017-2018. Due mezzali che in realtà amano giocare più avanti, sulla trequarti, e che dovranno velocemente adattarsi. Poi c’è l’attacco. Nello scorso campionato, la formazione giallorossa ha perso ben 29 gol rispetto all’annata precedente (61 vs 90) anche a causa dell’addio fin troppo sottovalutato di Salah. Quei gol vanno ritrovati, in un modo o nell’altro. Per ora sono 16 in cinque gare, 7 in quattro togliendo l’esibizione col Latina. Dietro? Si balla troppo. Una rete subita dall’Avellino, quattro dal Tottenham, due da Barça e Real. Il totale dice 9 e non sono poche. Bisogna recuperare in fretta quella solidità che ha consentito alla Roma, nella passata stagione, di chiudere ben 23 gare su 51 con porta imbattuta. In tal senso, le sfide (finalmente vere) con Toro, Atalanta e Milan ci diranno tantissimo. Se non tutto.