Ritrovata la Roma, Luis Enrique alza il tiro. Senza dimenticare dove è nata la squadra splendida capace di infilare 3 vittorie di fila a cavallo delle feste. Perché proprio nel momento migliore della sua stagione, la sorte mette sulla strada della squadra giallorossa l’ultimo fantasma di un passato tutt’altro che entusiasmante.
“PALLOTTA? UN GESTO IMPORTANTE” – Una partita, quella di domani, in cui l’allenatore potrebbe presentare una Roma diversa dalle ultime apparizioni. In fondo, “a me – spiega Luis – serve una rosa in cui possano giocare tutti. La formazione di domani sarà quella che considererò la migliore, una volta che ti metti la maglia della Roma devi essere vincente“. Tutti in discussione, tranne uno: “Quello del portiere è un ruolo diverso“. E allora, almeno per 90 minuti quasi scontato concedere un turno di riposo a De Rossi, alle prese con un dolore all’adduttore che lo ha spinto a chiedere il cambio negli ultimi minuti di Roma-Chievo, ma anche Juan, da preservare visto lo straordinario stato di forma, e l’acciaccato Bojan che ha lamentato su twitter i colpi presi domenica. “Ma non cambierà la mentalità – giura il tecnico – è una competizione stimolante“. Ancora di più, forse, dopo il discorso con tanto di show conclusivo – un tuffo nella piscina gelsta di Trigoria completamente vestito – del manager americano comproprietario della Roma, James Pallotta. Che ha stregato, oltre alla squadra, anche Luis Enrique: “Importante sentire dalla sua voce cosa vuole e come vuole lui la Roma. Ieri ha fatto una riunione con giocatori, staff e tutti i lavoratori per dire cosa dovrà fare la Roma, è bello sapere quale sarà la strada“. Applausi anche al finale fuoriprogramma: “Il gesto finale è stato simpatico, che spiega che persona sia: aperto e ottimista“. Consensi decisi anche per Pjanic: “Conoscevo le sue qualità. Ma spero siano tanti i giocatori importanti, lui può essere un bell’esempio di quello che cerchiamo“. Ricerca che prescinde da parametri come l’età (“Non è un fattore determinante”) e il luogo di nascita. Così a chi sogna una Roma di Romani, risponde Luis: “A tutti piace vedere come gioca la squadra, non è indispensabile che siano romani, ma che abbiano un livello alto“. Per vincere, non serve molto altro.
Repubblica.it – Matteo Pinci