Pagine Romaniste (G. Rufino) – Dopo sette anni di attesa, la vittoria di Verona consegna alla Roma il ritorno in Champions League e la sensazione netta di aver chiuso un cerchio che sembrava infinito.
La fine di un’assenza che sembrava abitudine
2934 giorni dopo l’ultima volta, la Roma torna a prendersi la Champions League come se fosse un diritto naturale e non una conquista sudata fino all’ultima curva. Otto anni in cui tutto è cambiato e nulla è davvero cambiato, tra tentativi continui, allenatori diversi e stagioni finite sempre a un passo dal traguardo. In mezzo, anche la sensazione quasi paradossale che il giovedì europeo fosse diventato una destinazione più familiare del martedì sera.
Verona, il punto in cui tutto si è deciso
A Verona non è stata una partita perfetta, ma una di quelle serate che pesano più di quanto dicano le statistiche. La squadra di Gian Piero Gasperini ha stretto i denti nei momenti giusti, affidandosi alla qualità di Paulo Dybala nei passaggi chiave e alla chiusura simbolica di Stephan El Shaarawy, all’ultima recita in giallorosso. Una vittoria che vale più dei tre punti, perché certifica un terzo posto costruito tra equilibrio e sofferenza.Il ritorno nel calcio che conta
Il ritorno in Champions non è solo un obiettivo centrato: è una svolta economica, tecnica e soprattutto mentale. I milioni che entreranno e le notti europee da settembre dovranno trasformarsi in un nuovo standard, non in un ricordo isolato. Perché otto anni possono anche essere un’eccezione, ma diventano un problema se iniziano a sembrare la normalità. E adesso la Roma ha l’obbligo di non farlo succedere più.