«Peccato che le partite durino novanta minuti». Una battuta di Luis Enrique? Una mezza verità, forse. Alla base, un dato ormai arcinoto e consolidato dal primo tempo di San Siro: la Roma nei primi quarantacinque minuti risulta essere la migliore squadra del campionato, meglio del Milan capolista e in fuga scudetto da sempre. Le statistiche fanno discutere, danno argomenti, ma Luis non le guarda troppo. «Non servono, quello è solo un dato curioso. L’importante è sapere che ciò che si fa in quarantacinque minuti si possa e debba fare anche in novanta». Il tecnico della Roma, sconfitto per l’undicesima volta, non ha nulla da rimproverare ai suoi. «Credo sia stata una bella partita. Noi abbiamo cercato di essere i più forti possibile. La partita è stata segnata da un calciatore di qualità come Ibrahimovic. L’errore di Kjaer è stato decisivo? Tutti e due i difensori centrali sono stati bravissimi contro uno dei migliori attaccanti del mondo, sempre difficilissimo da marcare».
Totti ad inizio ripresa ha avuto la palla del raddoppio: ha scelto la finezza e non la forza. «Io cosa avrei fatto? Non il cucchiaio, mi sarei infortunato». La spiegazione del cambio molto offensivo di Lamela per Gago, poi. «Volevo vincere e Fernando aveva speso molto. Come mai Pjanic in panchina? Scelta tecnica. È un dovere scendere in campo con undici giocatori, io voglio che tutti stiano in tensione, che nessuno abbia il posto assicurato. Io non ho mai detto di avere diciotto titolari, io vorrei diciotto titolari. È diverso». Molto diverso. Domanda su Totti in sala stampa: Francesco è un peso? «No, non è giusto. Non giudico un calciatore per una partita». Finale su Barcellona-Milan. Guardiola non ha voluto disturbare Luis Enrique quindi non gli ha chiesto consigli sul Milan. «Questa è buona! Forse gli chiederei qualche consiglio io se mi chiamasse. La partita di mercoledì? È aperta, la squadra di Allegri può mettere in difficoltà il Barça». Così come ha fatto la sua Roma.
Il Messaggero – Alessandro Angeloni