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Massucci: “Derby sicuro, ma la Roma avrebbe dovuto sostenerci”

Massucci: “Derby sicuro, ma la Roma avrebbe dovuto sostenerci”

Derby senza incidenti, Massucci soddisfatto: “Città responsabile, ma la Roma doveva sostenere le autorità e tutelare tutti i tifosi”.

Il triplice fischio ha da poco sancito la fine del derby quando il questore Roberto Massucci risponde al telefono. “La città ha risposto bene come sempre, ma dalle società ci aspettiamo qualcosa in più. La Roma doveva sostenere le decisioni delle autorità di sicurezza e tutelare tutti i tifosi, non solo gli ultras”, dice senza nascondere la soddisfazione. Anche per il risultato della partita.

“È una vittoria che potrebbe valere la Champions. Ma la soddisfazione è soprattutto professionale. Grazie all’organizzazione che ci ha consentito, seppur in pochi giorni, di normalizzare una situazione che oggettivamente non lo era. Le chiusure al traffico oggi sono state minori rispetto a quelle di grandi eventi sportivi allo stadio Olimpico. La presenza degli steward che si occupavano dell’accoglienza dei tifosi ha permesso che non ci fosse un’atmosfera di città militarizzata. Nota di merito ai miei collaboratori. Via radio li ho definiti fuoriclasse in grado di fare gol da 30 metri”.

Il derby e la concomitanza tra calcio e tennis

Perché era così temuta questa partita? “Il livello di conflittualità era molto elevato. Dal lato Lazio c’era la protesta contro il presidente Lotito e quindi l’esigenza di presidiare un territorio esterno allo stadio, dove non ci sono garanzie come le tecnologie e i meccanismi di separazione. Dall’altro una tifoseria, quella romanista, che presenta situazioni di criticità e che quest’anno ci hanno visto impegnati in un lavoro serrato, soprattutto sul lato Curva Sud”.

Secondo lei si poteva evitare a inizio anno la concomitanza tra calcio e tennis? “È evidente che in fase di pianificazione i due eventi insieme vadano evitati e che, quando si commettono errori, si possano correggere lavorando insieme. Il buon senso, in questo caso, indicava due possibili strade. La scelta più ovvia era lo spostamento al lunedì della gara di campionato”.

Quindi non c’è stato un dietrofront dettato dalla Lega e dalle esigenze delle tv? “No, l’ordinanza del prefetto è nata in un contesto in cui era necessaria. Poi la valutazione del rischio va monitorata, aggiornata e riformulata ora dopo ora e in base all’evoluzione delle cose. La Lega ha riconosciuto l’errore che aveva fatto e si è messa a disposizione. I 200 steward nelle vie d’accesso che hanno indirizzato i tifosi sono stati un suo investimento”.

Le critiche alla Roma e il tema ultras

La Roma si è schierata accanto alle frange più estreme del tifo, che avevano dichiarato che non sarebbero entrate allo stadio di lunedì. Se lo aspettava? “Io dico che nei rapporti tra i club e i propri tifosi c’è qualcosa da rivedere e la Roma non è immune da questo. Ci lavoreremo. La figura del supporter liaison officer non funziona come vorremmo”.

A cosa fa riferimento? “I rapporti tra tifosi e squadre di calcio sono regolati, esiste una struttura organizzativa, un modello che funziona in tanti altri Paesi. Esistono i dipartimenti del tifo, attraverso cui il club si occupa dei propri sostenitori”.

Numerose inchieste hanno evidenziato rapporti tra membri della curva di Roma e Lazio e la criminalità organizzata. Questo legame è ancora presente? “Per dirlo con nettezza servirebbe una risposta processuale, cioè una sentenza passata in giudicato. Dal punto di vista di un osservatore esperto, però, dico che la situazione non mi lascia tranquillo”.

Però la stagione si è chiusa senza incidenti. “Non è ancora finita, ma siamo a incidenti zero. La nostra strategia, soprattutto sul lato romanista, è di assoluto rigore. Ovviamente riguarda anche gli ultras della Lazio. Continueremo anche il prossimo anno”.

LA REPUBBLICA (Marco Carta, Luca Monaco)

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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