Lealtà e tentazioni. Innanzitutto, Luis Enrique è una persona perbene. “Il rinnovo del mio contratto? Ho ancora un anno e mezzo, un’eternità. La società ha fatto un gesto incredibile a propormelo dopo la sconfitta di Firenze, ma mi manca tantissimo lavoro per meritarmelo, basterà perdere qualche altra partita e tornerò uno stronzo. Quindi non ha senso parlarne ora“. Anche perché, e qui subentrano le tentazioni, a Luis Enrique è stata prospettata l’eredità di Guardiola, a Barcellona: con tutto il rispetto per la Roma, vuoi mettere? Di sicuro, l’asturiano non ha intenzione di passare qui tutta la vita. “Impossibile. Di Ferguson ce n’è uno”.
Turnover e mercato Alla Roma di stasera serve il miglior Totti, ma soprattutto la vera Roma. “Non quella vista nel primo tempo di Catania — tuona Luis Enrique —. È stata una partita matta, senza controllo, ma non per il diluvio: troppi errori, mai più così“. È la prima di sei sfide che la Roma affronterà nei prossimi venti giorni. “Non tutti i miei giocatori sono in grado di disputare al 100% due impegni in tre giorni”, ammette Luis Enrique. Perciò, pensando alla Juve, spazio al turnover. In attacco, potrebbe avere una chance Fabio Borini, che giusto ieri è stato riscattato dal Parma (circa 2,3 milioni per la metà, mentre Okaka va in Emilia in prestito). A proposito di mercato, la vicenda Marquinho ora fa sorridere: lui saluta compagni e tifosi su twitter, ma la Roma continua a tenerlo in ghiaccio. Pure Luis Enrique: “Non c’è fretta, prima sfoltiamo la rosa“. Bah.
Gazzetta dello Sport – Alessandro Catapano