Juan fuori tra i 45 e i 50 giorni. E’ questo il verdetto degli esami strumentali a cui si è sottoposto ieri il difensore brasiliano. Domenica per lui è stata davvero una giornataccia. La sconfitta nel derby, i vergognosi “buu” razzisti nei suoi confronti da parte dei tifosi della Lazio, e pure l’infortunio. Rimediato proprio nell’ultima azione del primo tempo: lo stacco di testa ad anticipare l’avversario e a mettere in angolo e poi la “pizzicata” al ginocchio destro al momento del contatto col terreno. Immediata la smorfia di dolore, ma niente più. Si sperava che non fosse niente di serio e che il suo ritorno in campo nella ripresa, pur con una fasciatura, fosse un buon segno. Non è stato così e la risonanza magnetica effettuata ieri ha evidenziato una lesione di secondo grado del legamento collaterale mediale. «Si prevede una prognosi di circa 45-50 giorni e il calciatore inizierà già nelle prossime ore il lavoro di fisioterapia» si legge nel comunicato diffuso dalla Roma. Quasi due mesi lontano dai campi. Questo significa che, nella migliore delle ipotesi, Juan potrà tornare in campo nella partita in casa contro il Napoli del 29 aprile. Oppure, più probabilmente vista la difficoltà del match, tre giorni dopo a Verona contro il Chievo. Insomma se non si può parlare di stagione finita per lui (da contratto, in giallorosso gliene resta ancora una), poco ci manca.
Ora, vista l’assenza di alternative, da qui alla fine del campionato toccherà a lui. Sempre o quasi. Perché Luis Enrique potrebbe di tanto in tanto rispolverare anche la soluzione De Rossi nel mezzo. Ma in teoria Kjaer potrebbe avere 12 partite per sbloccarsi, per far vedere di essere da Roma, per meritarsi la conferma (è in giallorosso in prestito). E la mancanza di pressioni sia sul posto da titolare, sia purtroppo sugli obiettivi da raggiungere (aldilà della qualificazione alla Europa League, alla Roma non ne sono rimasti più molti), potrebbe essere per lui un vantaggio. Potrà giocare più tranquillo, potrà provare a tornare quello di Palermo e potrà, anzi dovrà, farlo proprio da Palermo.
Il Romanista – Daniele Giannini