
LE REAZIONI – Adesso il pensiero, tra i grillini dell’assemblea capitolina, torna unico: tutti contro Berdini. «Ha detto che per sette mesi si è pensato soltanto allo stadio della Roma? Ha ragione, ma è esattamente lo stesso errore che ha fatto lui – sbotta Pietro Calabrese – Non si capisce lui cosa abbia fatto, nel frattempo, per l’urbanistica romana. Se alle parole non corrispondono i fatti è normale che a un certo punto si dividano le strade». Rincara la dose Andrea Coia: «Bisogna capire che cosa ha fatto Berdini in sette mesi – commenta il presidente della commissione capitolina commercio – Noi stavamo cercando di capirlo con una due diligence, perché a parte le dichiarazioni ai giornali non ci è chiaro che cosa abbia fatto sui piani di zona e su altre cose relative all’urbanistica. Mi pare che l’assessore non possa dire di aver ottenuto risultati sullo stadio, pur essendone l’incaricato».
IL FUTURO – In serata, chiuso il consiglio straordinario su Punti verde qualità ed Esquilino, sembrano lontanissimi i mal di pancia del giorno prima, con la tumultuosa riunione di maggioranza su stadio e assessore competente. La parola d’ordine, adesso, è dimenticare Berdini. «L’importante è Roma, non le persone – prova a smorzare Marco Terranova, presidente della commissione bilancio – La sua è stata una scelta personale, troveremo un degno sostituto, c’è un lavoro in corso per la ricerca di un sostituto. Andiamo avanti nel governo della città che è quello che interessa ai cittadini». E secondo Maria Teresa Zotta «da alcune dichiarazioni che aveva fatto si capiva che voleva lasciare». In Aula riprende la seduta, i Cinque stelle cercano di pensare all’Esquilino. Si vota una mozione bipartisan e si chiude. Poi tutti i pentastellati si ritirano in disparte, ancora una volta, a parlare tra di loro: il dopo Berdini, con tutte le sue incognite, è già iniziato.