Doveva essere una rivoluzione, lo è ancora ma per il momento sembra un lungo viaggio sulle montagne russe. La Roma sale, scende, si rialza, ricade in picchiata e ogni tanto sembra camminare come un gambero: invece di andare avanti, va indietro. Con buona pace della zona che conta della classifica che, nonostante le disgrazie altrui, resta sempre alla stessa distanza. Pazienza, gli anni zero sono così. Ma fino a un certo punto, perché un passo indietro come quello di Siena non può essere accettato. Franco Baldini, infatti, ha ribattezzato la Roma di lunedì sera, ritornata sterile e inconcludente come nei momenti più cupi, come «la più brutta della stagione».
Kjaer, però, non è da solo: Siena ha certificato l’involuzione di Bojan e Josè Angel, gli alti e i bassi di Juan, Rosi e Simplicio e quanto sia ancora difficile per Viviani non far sentire la mancanza di Gago e De Rossi. Tutti problemi che Sabatini conta di risolvere a giugno con almeno quattro innesti di qualità (due difensori esterni, un centrale e un centrocampista). Anche i numeri confermano che qualcosa non va: 35 punti in classifica dopo 23 giornate sono uno dei minimi storici del recente passato romanista. Gli stessi dell’annus horribilis 2004/2005, quello dei cinque allenatori e della salvezza raggiunta alla penultima giornata, e dell’altrettanto indimenticabile, in senso negativo, 1996/1997 con Carlos Bianchi. Solo Capello, nel 2002/2003, fece peggio con 31 punti. Con questi presagi, meglio pensare che la matematica sia solo un’opinione.
Il Tempo – Matteo De Santis