
SASSUOLO – Ceramica e Villarreal sono una sineddoche, la parte per il tutto. Niente in questa zona prescinde dall’industria principale, come annunciano le enormi fabbriche che espongono i rispettivi brand. I cosiddetti azulejos, piastrelle decorate di ispirazione araba, sono tipici ornamenti iberici e nascono proprio qui. Produce ceramica anche la Pamesa, lo sponsor del club nonché la società di proprietà del presidente Fernando Roig a cui va dato il merito di aver portato il Villarreal ai vertici del calcio spagnolo e persino europeo. Lo rimarcano orgogliosi tre tifosi al Bar Tribuna, proprio fuori dagli spogliatoi, tra una tapa di polpo e una di jamon: nel 2005/06 la squadra, allenata da Manuel Pellegrini, si addentrò nelle semifinali di Champions, arrendendosi solo all’Arsenal. Chissà se è al signor Roig che Giorgio Squinzi si è ispirato quando ha deciso di lanciare il Sassuolo. L’industria che possiede, la Mapei, si occupa questioni molto simili all’esempio spagnolo. E la città è poco più piccola rispetto a Vila-Real, come si scrive nel dialetto valenciano: 41.000 abitanti contro 56.000.
ATTESA – Il Villarreal ha i conti in attivo (+ 14 milioni in bilancio alla chiusura del 2016) ma il suo fatturato è praticamente dimezzato rispetto alla Roma: 110 milioni contro i 217 celebrati a Trigoria l’anno scorso. Eppure la speranza dell’allenatore Escribà di eliminare la Roma è sorretta dalla tradizione che il Periodico de Castellon, il quotidiano della regione, ha ricordato ieri in prima pagina: su sei incroci ad eliminazione diretta con le squadre italiane, il Villarreal ha sempre passato il turno. Contro Torino e Brescia nell’Intertoto, contro l’Inter in Champions League nei quarti dell’edizione benedetta sopra citata, contro il Napoli due volte in Europa League e contro la stessa Roma grazie alla partita più triste che la Spagna ricordi: 2-0 l’11 marzo 2004 poche ore dopo gli attentati terroristici della stazione Atocha di Madrid.
SERBATOIO – Al Madrigal, in queste eliminatorie, il Villarreal ha sempre vinto. Eppure lo stadio, costruito tra case scrostate e panni stesi, in uno scenario da film di Bud Spencer e Terence Hill, non incute timore. Ha l’aria di un contenitore di provincia, 24.500 posti, frequentato da famiglie e bambini più che da ultrà assatanati. I duemila romanisti – vedrete – si faranno sentire, come fecero i colleghi napoletani sei anni fa (quando venne sfiorata la tragedia per il cedimento di una recinzione). L’idea di migliorare il Madrigal nacque allora, con il risultato di una ristrutturazione svelata un mese fa in occasione di Villarreal-Barcellona: in Spagna non hanno bisogno degli hashtag per fare gli stadi.