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Tutte le strade portano a Gasperini

Tutte le strade portano a Gasperini

Gasperini ha la Roma in mano. Ha creduto alla Champions anche nei momenti più difficili e si è guadagnato la fiducia di tutti, gruppo e tifoseria.

Corriere dello Sport (J.Aliprandi – G.Marota) – Ha preso in braccio una creatura fragile e impaurita, l’ha cullata come si farebbe con un bimbo che si lagna, l’ha persino rassicurata che la strada sarebbe stata molto lunga – «non ho mai assistito alla lotta Champions risolta prima dell’ultima o della penultima giornata», diceva – e poi, nel momento in cui rischiava di venir giù tutto, ha portato sulle spalle il peso di un intero progetto.

Persino andando contro gli spifferi, i malumori e le tensioni di Trigoria. Nessuno ha creduto al quarto posto della Roma più di Gian Piero Gasperini, l’uomo che oggi più di tutti si gode il privilegio di essere padrone del proprio destino a 90 minuti dal fischio finale.

Domenica pomeriggio era felice come un bambino: saltellava sotto la Curva Sud sulle note dei più famosi stornelli romani. A fine gara ha pure ricordato che lui è venuto qui per vincere non solo per partecipare ai grandi tornei. «Mi sono dato tre anni di tempo…». Con Ranieri allontanato, Massara avviato ai saluti e Ryan Friedkin conquistato, la Roma non è ai suoi piedi: è letteralmente nelle sue mani.

È per questo motivo che dopo la cappotta con l’Inter, mentre il popolo giallorosso gridava la propria rabbia e Dan da Houston invocava la rivoluzione, Gasperini ha mantenuto calma e nervi saldi, chiedendo alla proprietà di continuare a credere in questo gruppo e di rinforzarlo, anziché smantellarlo. Prima ancora, in seguito alla dolorosa sconfitta di Como, aveva raccomandato ai ragazzi di non abbattersi, di non pensare che ogni speranza fosse annegata nel lago alle spalle dello stadio.

Gasperini oggi tornerà a Trigoria per la ripresa e si trasformerà in un martello pneumatico: chiederà a tutti il massimo e non accetterà cali di tensione. La sua Roma non dovrà commettere l’errore di sentirsi già in Champions. «I rimpianti di questa stagione? Genoa e Como. Ma non per la prestazione», ha sussurrato un giorno uscendo dalla sala stampa di Trigoria.

Come a voler dire che quelle due partite, condizionate da episodi arbitrali a sfavore, avrebbero potuto mettere in discesa il cammino giallorosso e invece l’hanno reso in salita. Nessun dirigente intervenne a difesa della squadra nei due infuocati post-partita e Gasperini di questa cosa ne ha parlato recentemente pure con la proprietà, tratteggiando un futuro in cui il club potrà e dovrà crescere sotto il profilo dirigenziale.

Nelle ore immediatamente successive al derby, Gasp ha provato a disconnettersi un po’ dalle pressioni della partita. La Roma non vinceva entrambi i derby di uno stesso campionato da dieci anni e Gasp è entrato nel ristretto cerchio di allenatori capaci di centrare un bis nella stagione del debutto. Prima di lui, c’erano riusciti solo altri sei tecnici, tra cui Ranieri, unico a farcela prima di Gian Piero nell’ultimo mezzo secolo.

Da oggi, come detto, Gasp tornerà a pensare al campo e alla progettualità futura: non solo acquisti mirati o dirigenti (un ds, un amministratore delegato, un direttore generale, magari anche un direttore tecnico) che potranno fare da scudo alla squadra nei momenti di difficoltà, ma anche profili per rinforzare lo staff tecnico e nuove professionalità per costruirne un nuovo comparto medico. Il futuro è già qui, di tempo per godersi questo straordinario presente non ce n’è. E forse, all’ambizioso Gasp va anche meglio così.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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