Che nella roulette di una vita impastata di calcio alla fine venga fuori il numero dieci, è probabilmente un segno di rispetto da parte del destino. Dieci. Per Francesco Totti e Alessandro Del Piero, a un certo punto, quasi un sinonimo di loro stessi, il modo più semplice per chiamarli. Quella di domani, infatti, sarà proprio la decima volta che si sfideranno all’Olimpico, l’ultima in campionato e forse in assoluto, a meno di appendici legate però alla Coppa Italia.
Nemici mai – Stavolta però Francesco ed Alessandro arrivano a questa sfida senza aver realizzato neppure una rete. Colpa dell’età (34 e 37 anni), degli infortuni e anche della scoperta di marginalità nei progetti dei loro club. E se la Juventus — forte del suo ritrovato ruolo dominante — ha potuto permettersi il lusso di annunciare (o ribadire) con mesi di anticipo che questa stagione per Del Piero sarà l’ultima in bianconero, la Roma ancora una volta deve aggrapparsi a Totti, nonostante per l’attacco si pensi già al futuro, con Lopez già acquistato e Hernandez nel mirino (come annunciato ieri dal suo agente). Una cosa è certa: non sarà questo match a rompere un’amicizia solida, che neppure gli anni della (presunta) rivalità in Nazionale sono riusciti ad infrangere. Non a caso il romanista pochi giorni fa ha detto: “Alessandro ha regalato magie a chi ama il calcio e tanti mal di schiena ai portieri. Più invecchia e più mette paura a chi deve affrontarlo”. E lo juventino? Dopo gli ottimi straordinari di giovedì in Coppa Italia, domani si candida ad essere il primo cambio per l’attacco. Non a caso ieri su Facebook ha detto: “Pronto per la partitona. La mia testa sta benissimo: martedì tolgo i punti“.
Quale futuro? – I punti, invece, Del Piero intende aggiungerli in classifica perché — con la sua storia d’amore ai titoli di coda — vuole lasciare l’universo juventino con uno scudetto che dia il senso definitivo alla sua avventura. Poi per lui sarà ancora calcio, ma altrove: Inghilterra, Arabia Saudita, più probabilmente Stati Uniti. Totti invece onorerà il suo legame con la Roma fino al 2014 e quindi, secondo progetto, passerà all’altro contratto, quello (quinquennale) da dirigente. La Grande Magia a quel punto, però, sarà finita per entrambi e si dovrà vivere (anche) di “come eravamo“. Consigli? Preparate i fazzoletti, ci sarà da soffrire di nostalgia.
La Gazzetta dello Sport – M. Cecchini, M. Graziano