
Per il Campidoglio, invece, il vincolo assomiglia molto ad un delitto perfetto: no all’opera che ha spaccato il Movimento ma senza una responsabilità diretta nello stop. Via il rischio maxi causa e pure il rischio di una contestazione degli attivisti. «Come abbiamo sempre detto, vogliamo lo stadio ma nel rispetto delle regole», ha detto Raggi. Sembra l’occasione d’oro per ricompattare le fila dopo il caso Berdini e le scintille tra la giunta turbo-stadista e la base ortodossa del Movimento stuzzicata dalla deputata Roberta Lombardi. E rappresentata dalla decina di consiglieri dissidenti che, giovedì scorso, erano riusciti a commissariare una giunta giudicata troppo morbida con l’inserimento in pianta stabile di Marcello De Vito, Paolo Ferrara e Donatella Iorio nel team delle trattative con la Roma. «Meglio farlo sulla Tiburtina lo stadio», suggeriva il consigliere Pietro Calabrese meno di una settimana fa.
Prove di piano B. Solo i proponenti adesso credono ad una partita ancora aperta. Per questo, oltre ad opporsi con Mibact sul vincolo, si ricorre al Tar su due questioni. La prima: la Soprintendenza già avrebbe portato in Conferenza due pareri positivi sul progetto e sulla demolizione della struttura, in conflitto con quello conservativo datato 15 febbraio. «La delibera è stata approvata nonostante una serie di pareri che avanzavano una serie di forti», spiega però, la Soprintendente Margherita Eichberg. La seconda, sulla quale i legali elaborano un esposto contro eventuale abuso d’ufficio: il documento è stato inviato a Raggi, Regione e proponenti, non alla Conferenza. Ma in molti considerano le carte bollate il tentativo disperato per raddrizzare una partita stregata.