Lo sfogo, poi rimangiato, continua a far rumore e sarebbe difficile il contrario. La cena di Natale organizzata dalla Roma ieri sera al Maxxi, è andata di traverso a dirigenti e allenatore dopo lo sfogo di Francesco Totti. “Ho pensato di andare via, soprattutto ultimamente. Se il problema per alcuni tifosi della Roma sono io, continuerò a pensarci“, le parole del capitano romanista che la retromarcia di mezzanotte (“Sono stato insultato e non erano laziali, ma resterò alla Roma per sempre“), non ha certo cancellato. Un malessere indirizzato, per la prima volta nella sua carriera, verso quei tifosi che l’hanno insultato per strada dopo il rigore sbagliato contro la Juventus. Ma che ha radici profonde, ancorate in un’estate che ha stravolto il suo orientamento all’interno della Roma. Da stella polare dell’era Sensi a soldato semplice, seppur con i gradi di capitano, con l’avvento dei nuovi proprietari americani.
“NORMALIZZAZIONE” INDIGESTA – Più di un sassolino che Totti si è tolto dallo scarpino, per manifestare il rammarico di aver dovuto a lungo giocare in un ruolo che non sente più suo, quello di trequartista. Dettagli, rispetto agli episodi che in estate avevano già fatto storcere la bocca (e i pensieri) al capitano romanista. Chi non ricorda la discussione con Baldini e le settimane di gelo tra i due, proprio mentre Luis Enrique salutava precocemente l’Europa League ammainando in panchina la bandiera Totti? Dissidi poi chiariti con il dg e con l’allenatore: oggi Francesco sa che la società punta ancora su di lui. Ruggini e cicatrici, però, restano. Come quella volontà di “normalizzare” Francesco Totti, chiedendogli di fare “soltanto il calciatore“, che lui ha più subito che compreso. “Ma non ce l’ho né con la società né con il tecnico, mi ha solo dato fastidio dover sentire le critiche dei tifosi romanisti“, aveva assicurato subito dopo aver manifestato i propositi di addio. Destinati a rimanere soltanto tali. Almeno per ora.
Repubblica.it – Matteo Pinci