Alla fine c’è pure chi trova la forza di ironizzare: «Ma adesso – si chiede un tifoso – che dobbiamo canta’? “Tifiamo solo il brand”?». Il riferimento, neppure troppo casuale, è alla new era della Roma che stenta a decollare. Anzi, è proprio rimasta a terra. Così come a terra è il morale dei tifosi della Roma. Quando Brighi fischia la fine dello strazio contro la Fiorentina trecento romanisti si presentano al carrabile della Monte Mario e aspettano la squadra e l’allenatore. Le forze dell’ordine si sistemano, ma a parte qualche coro la situazione era e resta tranquilla per almeno un’ora e mezza. “Andate a lavorare“, “C’avete rotto il ca…” “Il progetto dove sta?” e “Vieni fuori Luis“. Uno o due li intonano, gli altri vanno dietro. Della squadra neanche l’ombra.
La gente se la prende anche coi calciatori. Tra i più bersagliati Josè Angel con il ds Sabatini a cercare di calmare gli animi assicurando che «in estate si farà mercato». Arriveranno giocatori, altri andranno via. Sull’allenatore nessuno è pronto a mettere la mano sul fuoco: «Resterà», è l’assicurazione dei dirigenti e non si sa quanto riferita al futuro prossimo, cioè fino a fine campionato, o a quello più lontano. La squadra, almeno dal punto di vista umano, è con lui. Lo ha detto De Rossi pubblicamente, lo pensano anche gli altri giocatori. In campo però questa fiducia non si riesce a tradurre in risultati, gioco e concretezza. «Analizzeremo tutto», la promessa di Baldini ai tifosi. Gli ultimi romanisti lasciano l’Olimpico quando la partita è terminata da oltre due ore. La squadra è a Trigoria, un’altra cinquantina di persone è al Bernardini. Qualche altro insulto, poi tutti a casa. La giornata finisce. Ed è meglio così.
Il Romanista – Chiara Zucchelli