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Roma, attenti alle rivoluzioni e a chi le fa

Roma, attenti alle rivoluzioni e a chi le fa

I Friedkin vogliono rivoluzionare la Roma, ma a questa scelta sarebbero connessi una serie di rischi da considerare. La linea di Gasp è un’altra.

Corriere della Sera (A.Di Caro) – Dunque sarà rivoluzione a fine stagione. O almeno così si è voluto far sapere. La famiglia Freidkin, che ha speso nella Roma più di un miliardo, è delusa dalla squadra e captando il malumore dei tifosi ha fatto sapere che l’ossatura del gruppo verrà sostanzialmente rivista il prossimo anno, quello del centenario.

La notizia fatta filtrare ai media dopo la pesante sconfitta di San Siro invita a delle riflessioni sui tempi della comunicazione, l’analisi della stagione, la bontà della scelta di un “repulisti” e su chi verrà investito della mega operazione tecnica ed economica.

Concretamente cosa può significare rivedere l’ossatura del gruppo? Innanzitutto non riscattare i prestiti che hanno deluso: Ferguson, Tsimikas, Zaragoza, forse Venturino. Quindi non rinnovare i contratti in scadenza di El Shaarawy, Pellegrini, Dybala, Pellegrini considerati non più sinergici. Poi stoppare i prolungamenti di chi andrà in scadenza di contratto come Mancini e Cristante col rischio, nel primo caso, di ripetere l’anno prossimo un caso Celik. O valutarne la cessione. Infine il punto più doloroso: vendere per realizzare le plusvalenze entro il 30 giugno, tre o più big tra quelli che hanno mercato: Svilar, Ndicka, Koné, Pisilli e Wesley.

Ora la prima riflessione: giusto far trapelare questo quadro con la Roma ancora impegnata in una difficile ma non impossibile corsa al quarto posto? Nonostante i tanti problemi la squadra potrebbe rientrare in gioco già dalla prossima giornata. Con quale spirito possono scendere in campo nel finale di stagione giocatori bocciati e senza futuro? Tutto questo tralasciando la poco elegante scelta del club di scaricare solo sui giocatori colpe anche proprie.

La seconda riflessione riguarda l’analisi di una stagione non senza errori. Le difficoltà maggiori sono da ricercare nel mercato estivo e invernale, con tecnico e ds spesso non in linea. Risultato: su 11 giocatori il cui costo supera i 120 milioni solo due sono entrati in pianta stabile tra i titolari: Wesley e Malen. E solo uno si è dimostrato nella seconda parte di stagione una valida alternativa ai titolari, Ghilardi. Aspettando la crescita di Vaz e Ziolkowski. A complicare le cose una serie di infortuni che hanno aperto il dibattito interno sullo staff medico.

Terza riflessione: dopo tante stagioni in giallorosso i tifosi sono stanchi di alcuni giocatori definiti “la banda del sesto posto” e considerati non in grado di portare la Roma nei primi posti. La storia dice questo. Ma nessuno di loro ha imposto ai tecnici di giocare per forza. Una Roma più forte non si costruisce mandando via tutti, ma comprando altri Wesley e Malen, rendendo alcuni titolari di oggi alternative di domani, liberandosi di quelle attuali scadenti.

Quarta riflessione: ma se proprio nell’anno del centenario si dovesse avviare una ampia e rischiosa rivoluzione tecnica con connessi mega risvolti economici, a chi verrebbe affidata? Questa stagione dovrebbe aver chiarito già molto. Un club per fare il salto di qualità deve avere ruoli e perimetri definiti dei propri protagonisti. La Roma faccia chiarezza al suo interno. Quest’anno non è successo. Se si crede in un progetto tecnico con Gasperini, si seguano le sue indicazioni.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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