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Rivoluzione Roma, Friedkin vota Gasp

Rivoluzione Roma, Friedkin vota Gasp

Nonostante l’assenza di comunicazioni pubbliche, Dan Friedkin avrebbe confermato la volontà di proseguire con Gasperini. Sono previste altre mosse per strutturare la società.

Corriere dello Sport (J.Aliprandi – G.Marota) – Avanti con Gasp. È questo l’imperativo che Dan Friedkin ha comunicato nelle ultime ore ai suoi uomini di fiducia, dentro e fuori Trigoria, dopo giorni di burrasca. Il patron ha finalmente dettato la linea spazzando via ogni dubbio relativo al futuro del tecnico. Le frizioni interne, divampate come un fuoco dopo l’affondo di Ranieri, non hanno fatto cambiare idea alla proprietà: questo progetto non può andare in fumo, non così, non dopo aver pagato lo scotto del malumore popolare successivo agli addii di Mourinho e De Rossi. Gasperini gode della piena fiducia del presidente, che lo ha scelto oltre un anno fa in quell’incontro segreto a Firenze per avviare il nuovo corso.

Inevitabile che, a questo punto, si debba trovare una soluzione al caso Ranieri, oggi ancora più distante umanamente e professionalmente da Gian Piero. I due si ignorano da dieci giorni, l’allenatore non ha risposto alle accuse e non avrà bisogno di farlo alla luce del sostegno di Friedkin. La proprietà, d’altro canto, stima profondamente Sir Claudio e vorrebbe evitare strappi, ma andando avanti con Gasp il consulente esterno dovrà allontanarsi ulteriormente dalle dinamiche di squadra e, a quel punto potrebbe essere lui stesso a dare seguito a quel «se non sarò interpellato sono pronto a farmi da parte».

La rivoluzione prevista a giugno non toccherà soltanto la squadra. Grandi cambiamenti avverranno pure all’interno della società e, non a caso, sono in corso delle valutazioni sul ds Massara, con cui il tecnico non è mai andato davvero d’accordo. Nella Roma non c’è un amministratore delegato, non esiste un direttore generale e neppure un uomo che coordini l’area tecnica e sportiva. Il silenzioso Dan sembra aver capito che quella catena di comando così corta ed esile finisce per spezzarsi più facilmente, creando pericolosi e ricorrenti vuoti di potere, oltre che fronde, correnti di pensiero e compartimenti stagni.
L’ultima Ceo in carica è stata Lina Souloukou, dimessasi a settembre 2024, mentre Ranieri è un consulente esterno che ha agito a tutto tondo per storia e carisma; è formalmente sbagliato definirlo “dirigente del club”: avrebbe infatti un incarico legato perlopiù al patron. «Sarò senior advisor ma in tutta franchezza non so bene neppure cosa significhi» scherzava alla fine della scorsa stagione. La sua battuta racconta molto, se non tutto, di un ruolo che non ha mai avuto dei contorni davvero definiti. Sono state proprio queste incomprensioni a generare (e ad alimentare) gli attriti col tecnico.

Servirebbe anche un manager con poteri decisionali per tutte le questioni extracampo e istituzionali. In Lega la Roma è rappresentata dal suo Chief Football Operating Officer, Maurizio Lombardo, una sorta di segretario generale. La mancanza di filtri, di figure con competenze specifiche e spesso anche di deleghe chiare può aver creato il terreno fertile per i terremoti recenti. In questi giorni, al netto dei torti e delle ragioni, è infatti accaduto che un consulente esterno abbia contestato l’allenatore per difendere l’operato del diesse a pochi minuti da una partita decisiva. Gasperini non si è mai sentito davvero protetto da Ranieri, che non a caso ha detto «non sono il garante di nessuno». E Massara, dal canto suo, ha sempre operato con la spada di Damocle sopra la testa dei giudizi talvolta duri di un allenatore esigente.

 

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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