Il crollo con il Lecce ha lasciato un segno sulla Roma. Lo sfogo di ieri di Luis Enrique nei confronti della squadra, però, non trova echi quando l’interlocutore diventa il microfono della conferenza stampa. C’è Roma-Udinese che aspetta domani squadra e allenatore, eppure il 4-2 di sabato sembra una ferita troppo profonda per essere dimenticata così in fretta: “Ma io mai mi vergogno della mia squadra – esplode Luis – anzi sono orgoglioso dei ragazzi. Orgoglioso con la lettera maiuscola. L’unico colpevole sono io“.
Eppure, la squadra a Lecce ha sciupato l’ennesimo treno per tornare in corsa per la Champions League. Una costante in questa stagione, che anche l’orgoglioso tecnico asturiano deve constatare: “Ogni volta in cui potevamo arrivare vicino ai grandi non siamo stati all’altezza. Di solito una squadra quando vede allontanarsi un obiettivo molla un po’ e invece se si avvicina trova convinzione. Qui succede l’inverso, dovrebbe essere all’inverso. E non so perché è così“. Un cruccio che però non lo porta a bocciare il proprio lavoro in modo definitivo: “Chiedete a Cruyff, quanto ha impiegato per vincere al Barcellona? Ve lo dico io, non ha vinto al primo anno. Come Ferguson. Tanti grandi allenatori non hanno vinto al loro primo anno. Io vi sto dicendo che sono io il colpevole, cosa volete che faccia harakiri?“: No, ma molti tra tifosi e dirigenti vorrebbero avere un’idea di come uscire da questa spirale negativa. La ricetta di Luis? “Come se ne esce? Solo vincendo, vincendo sempre, vincendo le prossime sette partite“. Anche per questo, chiede un aiuto speciale ai tifosi: “Voglio da qui alla fine continuare ad avere intorno un clima come quello che abbiamo avuto fino a ora, un clima che forse non meritiamo, ma di cui la squadra ha bisogno“. Basterà?
Repubblica.it – Matteo Pinci